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Corona virus e camionisti: perché non ce ne dimenticheremo mai

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Fatti i debiti scongiuri, l'emergenza Covid, almeno per il momento, pare essere sotto controllo. Nonostante la presenza di alcuni focolai sparsi, la vita è tornata, con una certa fatica, a un'apparente normalità. Apparente, perché ad alcune cose, mascherina fra tutte, diventata ormai l'emblema di questa pandemia, non ci si abitua proprio mai.

Tuttavia è indubbio: siamo abbastanza lontani dal lockdown da poter azzardare qualche piccolo bilancio. E a noi questo interessa: come hanno vissuto i camionisti l'emergenza? Come si sono sentiti? Più rispettati? Ignorati? Protetti? Lasciati a se stessi? Come hanno percepito il contesto intorno a loro?

L'inchiesta di DVK Euro Service. Poche, purtoppo, le sorprese

DKV Euro Service non è nuova a un certo tipo di indagine e spesso i risultati se non proprio sorprendenti sono illuminanti. Avremo modo di tornare su alcune di queste inchieste perché c'è molto su cui riflettere.

Lanciato su Facebook, tra marzo e maggio di quest'anno, il sondaggio si poneva l'obiettivo di restituire una fotografia plausibile di come il comparto degli autotrasportatori avesse affrontato la situazione e di come l'avesse vissuta al proprio interno.

Diciamo subito, e non stentiamo a crederlo, che c'è molta delusione, anche se forse il termine più corretto sarebbe disillusione. Delusione tuttavia rende di più l'idea: a fronte di un 20% costretto a interrompere il lavoro, il 70% dei partecipanti ha dichiarato senza mezze misure di aver lavorato anche più di prima. Se le persone restavano confinate in casa infatti non così le merci. E il trasporto di beni alimentari, giusto per fare un unico, ma eclatante esempio, non si è mai fermato. Con tutte le difficoltà del caso: possiamo ignorare, ad esempio, il trattamento riservato agli autisti circa l'utilizzo dei bagni? Quanti di voi si sono visti negare l'accesso ai gabinetti per ragioni di sicurezza?

Scenari da fantascienza

Tutti ricorderemo le nostre città sotto Corona virus. Paesaggi fantascientifici, lunari e deserti. L'assenza di persone per strada, il silenzio cui non siamo più abituati, un perenne senso di sospensione e la sensazione che qualcosa si fosse rotto per sempre.

Chi era in strada in quei giorni, per lavoro, ha un atteggiamento ambivalente. Da un lato un buon 30% ammette che la guida era più semplice: con un traffico così ridotto, anche il rischio di incidenti diminuiva drasticamente. E ciò è perfettamente comprensibile.

Tuttavia, più del 50% degli interpellati non nasconde un senso di disagio, di diffusa inquietudine a vedere strade, di solito così trafficate, pressoché deserte. Un dato sinistro che qualcosa era effettivamente accaduto e che non si stava scherzando.

Gli affetti: mai così lontani

Già conciliare il mestiere di camionista con una vita domestica normale è praticamente impossibile. Ma almeno di solito la certezza di fare ritorno a casa, di riabbracciare i propri cari, di ritrovarsi in famiglia era qualcosa che non si poteva mettere in dubbio. “Alla fine di questo viaggio finalmente rivedrò i miei”. Magra consolazione forse, ma se non altro realistica.

Tutto questo con il lockdown non solo non era affatto scontato, ma era minacciato da una quantità di fattori diversi. Dall'eventuale quarantena, al terrore che qualcosa potesse capitare ai familiari o agli amici più stretti a quella che le vittime potessero essere gli stessi autotrasportatori. L'angoscia di non sapere se ci si sarebbe trovati ancora a raccontarsela, a scherzare, a scambiare due chiacchiere. Partire senza sapere di ritornare. Chiedersi, veramente, per la prima volta, se ci si sarebbe mai rivisti...

Il lockdown assomigliava sempre di più a una piccola guerra contro un nemico tanto infido quanto invisibile. Sono gli stessi dati a confermarcelo: il 42% degli intervistati ha dichiarato di aver sentito moltissimo la mancanza della famiglia, mentre una percentuale non di tanto inferiore (siamo nell'ordine del 30% più o meno) confessava la paura di poter contrarre il virus, nonostante le misure di sicurezza. E anche qui: con grandi preoccupazioni per i propri familiari...

Quando cominci a chiederti se ne vale la pena...

Il dato però più sconcertante, almeno secondo noi, riguarda il modo in cui i camionisti si sono sentiti trattati. Lungi dal voler sentirsi definire eroi, quello che i conducenti si aspettavano, con sacrosanto diritto, era il rispetto. Dato dal riconoscimento che, comunque la si metta, il loro lavoro al pari di quello di molti altri costretti a confrontarsi in prima persona con il virus, non era certo tra i più semplici e indolori.

Se da un lato i giornali sembravano far la gara a chi rintracciava più salvatori della patria, la realtà percepita (e questo vale anche per la Sanità) era molto diversa. 51 persone su 100 hanno lamentato un atteggiamento di sufficienza, quando non di indifferenza nei loro confronti e un sorprendente 39% ha dichiarato senza mezzi termini di essere stato trattato ancor peggio del solito.

Bagni a parte di cui abbiamo già parlato, al danno si aggiungeva la beffa: ai camionisti si guardava con sospetto, come possibili portatori del male (dimenticando comunque che il rischio era del tutto speculare) e ben pochi si interessavano minimamente alle esigenze dei conducenti. Anzi spesso le ignoravano.

Effetto del terrore? Forse. Ma in certi casi, quando tutti più o meno sono sulla stessa barca, un minimo di solidarietà, di comprensione reciproca dovrebbe essere alla base di qualsiasi rapporto umano. Così non è stato. Ci servirà da lezione?

 

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Furto di gasolio: la sicurezza non è mai troppa

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Ormai l'abbiamo ripetuto diverse volte in questo blog: la vita del camionista non è delle più tranquille. I rischi sono molti, ma tra questi uno è particolarmente insidioso: il furto di carburante.

Per carburante intendiamo, nella quasi totalità dei casi il gasolio, ovviamente. Le ragioni di questa scelta che si è imposta praticamente ovunque sono molteplici: un motore diesel è molto più potente, caratteristica necessaria quando si devono trasportare tonnellate di merci; dura più a lungo di un suo equivalente a benzina (più cara) e a pari capacità di serbatoio può garantire, stando agli esperti, un milione circa di chilometri in più.

Considerata la tipologia di strada, del percorso e del carico un camion in media può consumare tra i 30 e i 40 litri di gasolio ogni 100 chilometri. La quantità di carburante necessaria a garantire il viaggio sarà quindi proporzionale alla distanza che si dovrà percorrere. Ma sarà comunque nell'ordine di qualche centinaio di litri, un bel bottino per i malintenzionati.

Pause e soste lunghe: i momenti più pericolosi

Il danno: il pericolo maggiore lo si corre durante le soste, siano esse per mangiare o per dormire, quindi nei sacrosanti momenti di riposo. Fino a qualche anno fa alcuni Paesi europei, tra cui l'Italia, detenevano una specie di sinistro primato quanto al rischio di furto. Oggi però la situazione appare sostanzialmente mutata e di isole felici non ce ne sono più. Quindi massima attenzione ovunque. La beffa: anche perché se il conducente non è assicurato la responsabilità del furto ricade sulle sue spalle, il che detto in altri termini significa “deve pagare di tasca sua”...

I ladri di carburante non hanno generalmente bisogno di apparecchiature da scasso troppo sofisticate per commettere il furto. Trapani e punteruoli vari possono essere sufficienti e l'operazione è tutto sommato piuttosto rapida. I costruttori non sono certo ignari del problema. Il dispositivo più utilizzato è quello anti-sifone: un bocchettone dalle dimensioni variabili fissato con 2 viti di sicurezza unidirezionali. Ma spesso non basta.

E la tecnologia? Non sta a guardare

L'informatica è sempre più presente nei sistemi antifurto. Pensiamo ai sofisticati programmi di GPS in grado di tracciare in tempo reale il percorso di un mezzo, di verificarne le prestazioni e in caso di furto di seguire passo passo il tragitto compiuto dal malvivente.

Su questo principio si basano anche alcuni sistemi innovativi per cui l'accesso al serbatoio può essere consentito solo previa autorizzazione da remoto. Che significa? Che lo stesso conducente non è in grado, se non altrimenti autorizzato, di aprire il bocchettone, il cui sblocco è gestito da un computer posto a distanza di chilometri e chilometri. Solo chi conosce le coordinate di ingresso infatti può permetterne l'apertura. Altri sistemi prevedono, sempre da remoto, la possibilità di monitorare il consumo di carburante e segnalare anomalie in tempo reale. Ad esempio se il carburante sta diminuendo troppo in fretta c'è qualcosa che non va: non necessariamente a causa di un furto, ma a pensar male, spesso...

Nessuno dei 2 esempi è comunque risolutivo. Servirebbe ben altro. Ma resta comunque un segnale importante che qualcosa anche su questo fronte si sta muovendo. Non è detto poi che il problema non possa essere del tutto risolto in un futuro neanche troppo lontano: il gasolio resta ad oggi il carburante migliore e al momento non ha reali concorrenti. Ma soluzioni alternative sono già in fase di studio avanzato e quando i costi di produzione lo consentiranno diventeranno, quasi inevitabilmente, il nuovo stato dell'arte.

Ma di questo in un prossimo articolo...

 

 

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Giovani camionisti cercasi. Ma a quale prezzo?

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Giovani e camionisti: un binomio che pare non funzionare affatto. Il cambio generazionale infatti non c'è: anche nel mondo dell'autotrasporto l'Italia è un Paese che invecchia. I giovani non vogliono mettersi alla guida, nonostante la crisi e nonostante l'offerta sia destinata a crescere nei prossimi anni. Mettiamo da parte la questione Corona virus che certo non contribuirà a migliorare le cose e proviamo a tracciare un quadro della situazione. Quanto conviene diventare camionista?

Stress, salari inadeguati, concorrenza sleale. Ma chi me lo fa fare?

Sebbene rispetto al passato, il mestiere del camionista sia fisicamente meno faticoso (pensiamo all'enorme rivoluzione del selvosterzo), ciò non toglie che questa resti una delle professioni più stressanti in assoluto con un riscontro economico del tutto inadeguato. Vero: tra straordinari e incentivi dalla paga base di 1700/1800 euro al mese si può arrivare a sfiorare i 2500, ma a quale prezzo?

Le ore alla guida non esauriscono la giornata tipo di un camionista: ci sono le operazioni di carico e scarico; le ore di sosta obbligatoria; le attese spesso interminabili che producono effetti di ritardi a catena e quindi aumentano lo stress e il senso di inadeguatezza a un lavoro sempre più massacrante.

A questo aggiungiamo una mole di traffico che rispetto a 20 anni fa è molto cresciuto con tutte le conseguenze del caso: strade poco sicure; automobilisti della domenica che si lanciano in manovre assurde (inneschi in corsia; sorpassi al limite della follia; incapacità di calcolare i rischi, ecc.); mancanza di infrastrutture sia quando il camion è in viaggio che quando è in sosta.

Concorrenza spesso sleale dai Paesi dell'Est (sia chiaro: non stiamo incolpando nessuno, men che meno chi si spacca in 4 per portare a casa uno stipendio; ma è il sistema in generale che nel caso specifico non funziona); conseguente adattamento al ribasso nel tentativo di arginare costi e salvare capra e cavoli e chi ci sta bene, altrimenti “quella è la porta!”.

Aggiungiamoci le giornate fuori casa che spesso diventano una settimana e, per chi segue le rotte internazionali, a volte ben più di una.

Si fa presto a parlare di giovani camionisti. Parliamo di costi?

Una volta tutto questo aveva un alone leggendario: una vita diversa, di certo più simile a quella di un cow-boy che a quella di un impiegato di banca. Una vita avventurosa, una vita on the road. Chi la sceglieva sapeva che avrebbe rinunciato a certe comodità, spesso a una vita affettiva stabile, ma allo stesso modo sapeva di aver fatto una scelta, una scelta che lo ripagava.

Oggi questo non accade. O per lo meno: quel senso dell'avventura, di libertà non pare esercitare questo gran fascino tra i più giovani. Non a queste condizioni almeno.

E naturalmente non possiamo tacere dei costi che un giovane si trova ad affrontare. Nonostante gli incentivi governativi, i costi per conseguire la patente C e D, poi la E e la CQC sono altissimi per un ingresso nella professione: parliamo di almeno 5000 euro, senza parlare dei vari rinnovi ogni 5 anni. A queste condizioni scegliere diventa difficile e se quello che un giovane cerca è un lavoro stabile, di sicuro c'è molto altro a costi d'ingresso pressoché pari a zero.

Ammesso e non concesso, si capisce, che infine lo trovi un lavoro stabile...

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Questo camion non è un porcile!

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Avere cura del proprio mezzo è fondamentale, soprattutto per chi con quello ci lavora e, spesso, ci vive. Il caso del camionista è certamente il più complesso: vuoi per le enormi distanze che vengono coperte (in qualsiasi tipo di condizione ambientale), vuoi perché, spesso e volentieri, il camion diventa una vera e propria seconda casa.

Cura del proprio mezzo non significa solo monitorarne regolarmente motore, circuiti elettronici e quant'altro, ma anche tenerlo ben pulito, sia all'esterno che all'interno. Non è solo questione di “buona educazione” ovviamente, ma di imprescindibile igiene. Un luogo di lavoro pulito è indispensabile perché non si diffondano malattie, talvolta anche serie: pensiamo alle varie possibili allergie. Oggi come oggi poi la questione è di super attualità, considerando la situazione che stiamo vivendo tutti.

Il sondaggio di DKV: una piacevole scoperta!

La scorsa estate la DKV, una società di servizio che opera in tutta Europa come supporto per l'approvvigionamento in viaggio dei mezzi, ha condotto un'indagine su come i camionisti italiani trattano i loro trucks, in particolare per quanto riguarda la pulizia.

Il risultato è estremamente interessante e lusinghiero tanto che per un non addetto ai lavori è quasi sorprendente. Il 70% degli intervistati afferma che nonostante tutte le varie operazioni cui è soggetto il camion, il loro mezzo è pulito e presentabile, il 18,2 lo definisce niente meno che scintillante, mentre solo un 14,3% ammette che si potrebbe fare di meglio.

Pulizia e igiene del proprio mezzo: questioni fondamentali

Mentre un 9% degli interpellati confessa che ricorre a spazzole e strofinacci solo quando la situazione è veramente disperata, il 70% dichiara di occuparsi personalmente della pulizia dell'abitacolo almeno una volta a settimana e un 20% ritiene l'operazione sufficiente una volta al mese.

Stessa cosa per gli esterni che se non saranno scintillanti, sono molto puliti per il 75% degli intervistati: il lavaggio del camion lo si fa almeno una volta al mese. Il week end è il momento prediletto per chi decide di svolgere questa mansione a mano: rappresentato da ben il 48% del campione. Il 43% invece si affida ai lavaggi automatici, possibilmente di fiducia.

Dipendenti vs padroncini. La sorpresa

L'indagine chiude con un osservazione interessante. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i camionisti hanno più cura, in termini di pulizia soprattutto degli interni, del camion aziendale che del proprio. Detto in altri termini: i dipendenti sono, pare, più coscienziosi dei cosiddetti padroncini.

Tradotto in percentuali questo significa: 78% dei dipendenti “virtuosi” contro il 60% dei più pigri proprietari. E se proprio vogliamo dirla tutta ecco il dato più sorprendente: mentre il 3% degli intervistati appartenenti alla categoria “dipendenti” dichiara di agire solo quando la cabina rasenta l'invivibilità, la percentuale schizza ad un bel 11,8% tra i padroncini.

Il quadro resta comunque molto positivo: un segno di civiltà certo, ma anche di grande professionalità. Chapeau ai camionisti italiani!

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Autotrasportatori e corona virus: cosa non possiamo ignorare

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Eventi eccezionali richiedono misure eccezionali. Spesso impopolari, ma non per questo meno necessarie. Sappiamo tutti quanto sia pesante questa sorta di domicilio forzato per buona parte degli italiani, ma se è vero che la mia libertà finisce lì dove inizia la tua restarsene a casa è un dovere civico (e morale) imprescindibile.

Tuttavia, telelavoro a parte, ci sono categorie di persone che pur con mille problemi e limitazioni, continuano a fare il loro lavoro. Tra queste ci sono anche i camionisti. Vien da pensare che mai forse come in questi frangenti la professione dell'autotrasportatore risulti così importante, anzi vitale per l'intero Paese. La circolazione delle merci, e alludiamo ai beni di prima necessità in primis, ma non solo, è essenziale per tutta la comunità e l'intera filiera (dal produttore all'esercente che distribuisce il bene) merita il nostro plauso incondizionato.

Quanto tempo durerà questa situazione? Non ci è dato sapere. Quello che possiamo dire però è che per evitare inutili rischi e tutelare il più possibile i lavoratori, sono state stabilite delle regole che è fondamentale vadano rispettate. Per il bene di tutti. Vediamone alcune anche perché, oggi soprattutto, ripeterle non guasta.

Protocollo per il contenimento del Covid-19

Il 14 marzo scorso, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha siglato, in accordo con diverse associazioni datoriali (tra cui, giusto per citarne alcune, Confindustria, Confartigianato, Conftrasporto, Confcooperative, ecc.) un protocollo che agevolasse la regolamentazione delle norme di sicurezza atte a contrastare la diffusione del virus negli ambienti di lavoro su tutto il territorio nazionale.

Il provvedimento che riguarda il settore dei trasporti nel suo complesso, e che quindi prevede delle specificità di settore (marittimo, ferroviario, su gomma, aereo), contiene nondimeno delle norme trasversali e dunque valide per tutti. Riportiamo qui quelle che riguardano da vicino anche gli autotrasportatori:

  • obbligo di informare il personale su come utilizzare correttamente gli eventuali dispositivi di protezione individuali come tute, calzature, guanti, mascherine, ecc.
  • obbligo di sanificare e igienizzare, secondo quanto prescritto dal Ministero della Salute, locali di lavoro e mezzi di trasporto;
  • obbligo di mantenere la distanza almeno di un metro tra lavoratori; ove questo non sia possibile dotare il personale dei necessari dispositivi di protezione individuali.

Il protocollo in 4 punti essenziali

  1. Se sprovvisti di dispositivi di protezione individuale, gli autisti devono rimanere a bordo del proprio mezzo o mantenersi alla distanza di sicurezza; fatta salva questa condizione imprescindibile, le operazioni di carico/scarico, così come quella di presa/consegna dei necessari documenti, sono regolarmente consentite;
  2. è assolutamente vietato introdursi in uffici che non siano quelli della propeia azienda. Fanno eccezione i servizi igienici purché opportunamente gestiti dal personale dei luoghi di carico/scarico;
  3. nel caso in cui, pur essendo all'aperto, non possano essere rispettate per qualsiasi motivo le distanze di sicurezza fra lavoratori è obbligatorio ricorrere ai dispositivi di protezione individuale;
  4. prevedere una turnazione degli addetti alle mansioni di carico/scarico per diminuire il più possibile i contatti tra le persone e contrastare quindi le possibilità di contagio.

 

 

 

 

 

 

 

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Camionisti e CB: un linguaggio tutto loro!

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Il rapporto che i camionisti hanno con il CB (sigla che viene dall’inglese ed indica la frequenza radio cittadina, in inglese appunto Citizen Band) è da sempre particolarissimo.

Per certi versi considerabile come il primo vero social media, il CB è stato, e lo è tutt’ora per moltissimi autisti, uno strumento inseparabile. Grazie ad esso non solo si hanno aggiornamenti sul traffico della rotta che stiamo percorrendo, ma si creano amicizie, ci si scambia opinioni, insomma: ci si sente meno soli. E quando si guida per ore ed ore…

Il Baracchino non è solo pratico, ma anche sicuro!

A differenza di cellulari et similia, il CB ci consente di avere sempre lo sguardo puntato sulla strada e in termini di sicurezza la questione non è secondaria. Forse è anche questa una delle ragioni per cui, in un modo o nell’altro, il cosiddetto “baracchino” tiene botta e può sempre vantare un grandissimo numero di appassionati.

Se si desiderano informazioni rapidamente, il CB non è secondo a nessuno. Utilissimo ad esempio quando il nostro mezzo è in colonna con altri mezzi per conoscere la situazione in tempo reale: ci sono incidenti, ingorghi? C’è necessità di dover cambiare improvvisamente rotta? Insomma: qualcuno lo ha giustamente definito un “navigatore umanizzato” e la definizione ci sembra piuttosto calzante.

Un vero e proprio gergo da iniziati

Si sa: per chi non è dell'ambiente il linguaggio CB è pressoché incomprensibile e anche quando le parole sembrerebbero limpide come l’acqua, spesso il loro significato non ha nulla a che vedere con quello originale. Per divertimento, e ben consapevoli di dare qui una lista più che parziale, ne riportiamo qualcuna.

25: fidanzata
50: moglie
75: amante
Andare in buca: entrare in galleria
Ascoltone: chi ascolta, ma non interviene nella conversazione
Bassa (o colpo di bassa): telefonata
Barra pesante: camion
Barra leggera: furgone
BM: automobili
Brodo Star: Turbostar Iveco
Cambiare mutanda: cambiare carreggiata
Canarini: Guardia di Finanza
Carica batterie: pranzo o cena
Carica pupille: dormire
Dash (o DEvi Aver Fiducia): mezzi DAF
Fumo: nebbia
Grande carrettiera: autostrada
Gringhelle: ragazze
Gringhelle senza mutande: trasporto bestiame
Kappa Roger: ok
In verticale: vedersi di persona
Macchina e marmocchio: motrice e rimorchio
Puffi: Polizia
Ranocchio: mezzi Renault
Scandalo: mezzi Scania
Scarafaggi: Carabinieri
Tirare il paracadute: frenare
Trasporto stampa: trasporto giornali/stampa
Velocità di galera: velocità oltre i limiti consentiti

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Rischio a portare persone a bordo del mio autocarro?

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Si possono trasportare persone in un autocarro? E se sì quando? E a quali condizioni? Per quanto possa sembra strano, ecco una di quelle questioni che mettono in difficoltà anche gli autisti più esperti. Eppure esiste una normativa chiara in proposito che vale decisamente la pena conoscere.

Vediamo, senza pretese di esaustività, di fare un po' di ordine.

Codice della Strada: questo sconosciuto...

Di solito andare alle fonti del problema è un buon punto di partenza. Proviamo anche noi. Il nostro testo di riferimento ovviamente è, e non potrebbe essere altrimenti, il Codice della Strada. L'articolo 54 definisce così gli autocarri: “ veicoli destinati al trasporto di cose e delle persone addette all’uso o al trasporto delle cose stesse”.

Quindi, in altre parole, un autocarro è un mezzo destinato, in primis, al trasporto di materiali (e qui ci mettiamo il mondo: l'unico limite è la fantasia); e in secondo luogo, ma solo in secondo luogo, al trasporto di quelle persone che per mestiere si occupano di quelle cose (perché in grado di farle funzionare a dovere, o perché indispensabili al carico/scarico della merce), oppure, ed è il caso ovviamente più diffuso, che trasportano questi stessi oggetti.

Quindi morose, mogli, figli, parenti, amici a meno che non abbiano un preciso ruolo nell'attività di cui vi occupate in quanto conducenti, non sono ammessi. Punto. Molto semplice.

E allora chi possiamo trasportare?

Se lavoriamo per conto di una Ditta i nostri accompagnatori non possono che essere persone regolarmente assunte, quindi dipendenti né più né meno come noi. Oppure soci di società di persone o infine, adesso sì, collaboratori familiari purché in possesso di contratto di impresa famigliare. Mio figlio quindi posso trasportarlo a bordo con me se, e solo se, fa parte della stessa impresa di famiglia. Lo stesso per il coniuge.

Tutti gli altri casi vanno considerati, tranne poche eccezioni da vedere caso per caso, non a norma. Liberi di rischiare (e a volte può succedere di non avere scelta), ma sappiate che la violazione può costarvi molto cara...

Sanzioni salate e sospensione della carta di circolazione. Ne vale la pena?

L'articolo 82 del C.d.S. definisce la destinazione e l'uso dei veicoli.

Ecco cosa dice il comma 6: “Previa autorizzazione dell'ufficio della Direzione generale della M.C.T.C., gli autocarri possono essere utilizzati, in via eccezionale e temporanea, per il trasporto di persone. L'autorizzazione è rilasciata in base al nulla osta del prefetto. (...)”.

Il comma 9: “Chiunque, senza l'autorizzazione di cui al comma 6, utilizza per il trasporto di persone un veicolo destinato al trasporto di cose è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 398 a euro 1.596.”

E infine il comma 10: “Dalla violazione dei commi 8 e 9 consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della carta di circolazione da uno a sei mesi (...)”.

Sia chiaro: qui nessuno vuole certo farvi la lezione, ma a volte ci dimentichiamo delle cose più ovvie. Prendete questo articolo come un promemoria. E speriamo vi sia stato utile.

A tutti uno splendido 2020!

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Trasporto sostenibile: un obiettivo che ci riguarda tutti

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La questione relativa a trasporti e sostenibilità è quantomai d'attualità e pare che, finalmente, qualcosa di concreto si stia muovendo anche a livello comunitario (per restare in Europa).

L'obiettivo è quello di creare corridoi di trasporto transeuropei che permettano di connettere tutto il continente in modo intelligente, multimodale e senza interruzioni. Una rete, denominata TEN-T (Trans-European Transport Network), che integri in modo intelligente le varie opzioni\modalità del trasporto merci: mare, terra, aria e ferrovia.

Trasporto merci e utenti finali

Da qualche anno in qua assistiamo ad un interesse particolare da parte dell'utente finale nei confronti delle modalità di gestione dei vari beni di consumo. Dalla confezione, alla logistica, al trasporto e alla consegna (nonché alla natura degli imballi che tendono ad essere sempre più ecocompatibili).

Relativamente alle merci è evidente quanto l'intera catena non possa non essere influenzata anche dall'atteggiamento del destinatario finale che, in ultima analisi, detiene il potere d'acquisto del bene prodotto. Quanto più questo, globalmente, corrisponderà ai suoi valori/ideali tanto più questo stesso prodotto avrà chance di emergere rispetto alla concorrenza. Di qui la necessità, anche per le aziende che gestiscono la logistica e dunque i trasporti, di adeguarsi ad un trend che pare inarrestabile. Ed è un bene.

Prodigarsi per una reale sostenibilità dei trasporti significa porre al centro il benessere del cittadino non solo limitando le emissioni di gas serra e polvere sottili, ma anche implementando le barriere acustiche, per contenere il rumore che nelle città (centro di destinazione della stragrande maggioranza delle merci) è avvertito come particolarmente gravoso.

Trasporto e inquinamento

Se consideriamo che il trasporto merci a livello globale è responsabile del 25% delle emissioni di gas nocivi, ci si rende conto che una politica di contenimento dei danni è quanto mai urgente e non più procrastinabile. Tanto più che secondo alcuni osservatori, entro una trentina d'anni il trasporto merci potrebbe aumentare di un buon 70%.

Come spesso accade chi riuscirà ad attrezzarsi meglio oggi per affrontare le sfide del domani avrà più possibilità di sopravvivere, quando non prosperare, all'interno di un mercato sempre più competitivo e globalizzato.

E il trasporto su ruota?

Ad oggi la maggior parte dei trasporti merci avviene per strada: primato che durerà a lungo se non altro finché le reti ferroviarie, con relative sovrastrutture, non si saranno adeguate ai nuovi standard richiesti dal mercato.

A partire da una progressiva introduzione della conduzione elettrica, passando attraverso l'utilizzo di mezzi moderni e dunque improntati ad un netto contenimento dei gas serra, le aziende che operano nel settore della logistica hanno diverse carte da giocarsi, non necessariamente futuristiche (come l'introduzione di camion guidati da computer remoto).

Banalmente, oltre a convertire progressivamente la propria flotta verso mezzi sempre più ecocompatibili, è possibile ridurre già oggi il consumo di combustibili fossili, con quanto questo comporta, grazie a un utilizzo più consapevole dei mezzi (una delle ragioni principali dei corsi di guida economica), un ridimensionamento dei chilometri a vuoto e non ultimo arginare il più possibile i tempi di attesa di carico e scarico, vero e proprio fardello degli autotrasportatori.

Chiudiamo a tal proposito con una nota dell'Unione Europea che giriamo volentieri ai manager delle aziende di trasporto: il 20% dei trasporti internazionali e il 25% dei trasporti nazionali ha a che vedere con camion vuoti. Riuscire a gestire e contenere queste modalità significa risparmiare a beneficio di tutti: delle aziende, degli autotrasportatori, dell'ambiente e infine di tutti i cittadini. Non vi sembra abbastanza?

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