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Professione camionista: dedicato ai male informati

Pubblicato in Novità e promozioni

Cosa fa un camionista? Come si svolge la sua giornata lavorativa? Con chi e cosa deve rapportarsi? Soprattutto per i non addetti ai lavori, quella dell'autotrasportatore è una professione sommersa dai luoghi comuni, per lo più poco lusinghieri che spaziano dal relativamente innocuo “maleducato” al più offensivo “pirata della strada”. A questi amanti della generalizzazione a tutti i costi è dedicato questo nostro articolo.

Un professionista con tutte le carte in regola

Per dirla in 2 parole il camionista è un conducente professionista specializzato nella guida di autocarri e/o mezzi pesanti destinati al trasporto merci su gomma. Deve essere in possesso della patente C (da conseguirsi dopo la B) e di una certificazione valida a livello europeo: la CQC, ossia Carta di Qualificazione del Conducente, obbligatoria per tutti gli autotrasportatori professionisti.

Può lavorare in proprio, e quindi essere proprietario del mezzo che conduce e offrire i propri servizi alle aziende che ne hanno bisogno, oppure essere assunto da una ditta di autotrasporti che smista i beni per conto terzi o da un'azienda che li produce e deve quindi consegnarli ai propri clienti. Va da sé che a seconda del tipo di merce da trasportare (la cui tipologia è pressoché illimitata) cambieranno qualifiche, regolamentazioni e mansioni. A mero titolo di esempio: un conto è trasportare liquidi infiammabili, altro animali vivi.

Vivere sempre on the road

Prima di mettersi in viaggio il camionista deve accertarsi che le operazioni di carico siano svolte in modo corretto e compilare i documenti di viaggio: la responsabilità è sua. Di sua competenza inoltre sono la verifica dello stato del mezzo, i livelli di carburante, di olio, le condizioni dei filtri e dei pneumatici.

Il tragitto che il camionista deve coprire per consegnare la merce può andare dai trasporti a corto raggio (quindi relativamente vicini alla propria zona di residenza) a quelli nazionali e internazionali. Quest'ultimi prevedono assenze da casa che possono durare anche settimane. Qualunque sia la lunghezza della tratta, ogni percorso viene studiato a tavolino per garantire il più possibile i tempi di consegna anche se, ovviamente, gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo: code, incidenti, condizioni climatiche particolarmente avverse, infrastrutture inadeguate e nel caso di viaggi internazionali gli inevitabili controlli doganali alle frontiere.

Ore di guida e soste sono registrate su un apparecchio elettronico detto cronotachigrafo, obbligatorio per legge: troppe ore al volante infatti potrebbero rivelarsi estremamente pericolose. Stanchezza, colpi di sonno, perdita di lucidità sono tutti fattori di rischio che ciascun camionista conosce fin troppo bene. Fermarsi per sgranchire le gambe, mangiare un boccone, fare una piccola siesta, chiacchierare con i colleghi a volte, se non sempre, diventa un salvavita. Purtroppo non sono rari i casi in cui i cronotachigrafi vengono alterati: e di certo non sempre per volontà dell'autotrasportatore. Ma il discorso ci porterebbe troppo lontano.

Una volta giunto a destinazione, infine, il camionista predispone il mezzo per le operazioni di scarico merce, cui sovraintenderà fino al loro completamento.

La sicurezza non è mai troppa!

La questione sicurezza è di vitale importanza: lo è per chi guida il camion e per chi condivide la medesima rete viaria: automobilisti e motociclisti in primis. I conducenti di TIR e camion in generale devono rispettare precisi vincoli legati innanzitutto alla velocità (che varia a seconda della presenza o meno di carico a bordo); tranne pochissime eccezioni, non possono effettuare sorpassi e devono mantenere la distanza di sicurezza.

A questo proposito va detto che ormai i camion sono tutti dotati di sofisticate apparecchiature, veri e propri computer di bordo, che aiutano non poco i conducenti a prevenire potenziali pericoli. Grazie a queste apparecchiature la guida di un mezzo pesante è incomparabilmente più sicura di quella di una ventina d'anni fa; e se è vero che un incidente che veda coinvolto un camion suscita sempre grande indignazione (spesso prevenuta) nell'opinione pubblica è anche vero, statistiche alla mano, che gli incidenti sono notevolmente diminuiti nel tempo.

La domanda chiave allora è: ne vale la pena?

Certamente quello del camionista non è un lavoro per tutti. Oltre alla fatica, lo stress, la solitudine, la lontananza da casa, il cibo più o meno sano, la mancanza di moto, l'inevitabile mal di schiena, i pericoli che tante ore alla guida comportano, da anni il mercato è aggravato da una crisi, anche di identità, che forse tra le cose più emblematiche ha proprio la mancanza di ricambio generazionale. I giovani disertano la professione: spaventati dai troppi sacrifici e da una busta paga che decisamente non sembra essere adeguata agli sforzi.

E allora? Cosa spinge questa gente a guidare instancabili questi colossi della strada? La risposta in fondo, è una sola: la passione. Di essere sempre on the road, di essere liberi, di non avere progetti di vita uguali a quelli di tutti gli altri, di vedere sempre posti nuovi, di conoscere persone diverse, di affrontare ogni giorno una nuova avventura...

Perché quella del camionista non è semplicemente una professione tra tante: è uno stile di vita!

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Ci sarà ancora il camionista tra vent’anni? E come?

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Che ne sarà, in un prossimo futuro, dei camionisti? Come si evolverà la professione? Che fine faranno gli autisti di oggi? Domande che chiunque a diverso titolo operi nell’ambito dell’autotrasporto si pone. E non certo da oggi.

È un dato di fatto: lo scenario sta cambiando. La tecnologia, sempre più sofisticata, sta bruciando le tappe al punto che non è affatto difficile prevedere dove saremo tra qualche anno. Come accadrà per le auto, così accadrà per i trucks: la guida sarà automatizzata; e nel caso dei camion non serviranno più i conducenti: a gestire i percorsi saranno computer remoti (in senso letterale: a distanza di migliaia di chilometri dal luogo fisico in cui si troverà il mezzo).

Vantaggi per le aziende e per l'ambiente

Per le aziende i vantaggi sono indiscutibili. Il risparmio economico sarà veramente notevole: si taglieranno i costi del gasolio (i mezzi saranno per lo più elettrici) così come quelli del personale alla guida e anche a livello di manutenzione, probabilmente, le cose andranno diversamente rispetto ad oggi (i grossi investimenti, che rimodelleranno la concorrenza tra le aziende e che vedranno soccombere le più piccole, saranno certamente quelli relativi ai software di gestione dei mezzi).

Di non secondaria importanza anche l’impatto ambientale: la concentrazione di CO2 nell’aria calerà drasticamente e dal punto di vista della sicurezza, considerato che la stragrande maggioranza degli incidenti è causata dal fattore umano, potremo fare grandi passi avanti.

Stando agli esperti, anche se il cambiamento sarà graduale (i conducenti in cabina non spariranno dall’oggi al domani, ma avranno compiti diversi), già entro gli anni 40 di questo secolo tutto questo sarà realtà.

Tecnici specializzati: il futuro è qui

Qualsiasi professione ha un suo ciclo di vita: nasce, si sviluppa, raggiunge il suo punto più alto di espansione e poi, mutate le condizioni ambientali in senso lato, si modifica fino, in certi casi, a sparire.

Quello del conducente, se ben ci pensiamo, è uno dei lavori più antichi del mondo. Ed è evidente che gestire un carretto o un camion moderno richiede competenze assolutamente non compatibili. Molto semplicemente con il mutare delle esigenze la stessa professione si è evoluta fino ad arrivare ai giorni nostri.

Il cambiamento sconcerta sempre un po’: non si sa mai realmente cosa ci sia dietro l’angolo. Ma come in passato tutti gli autisti sono stati costretti a reinventarsi, ad acquisire nuove professionalità, ad incrementare le proprie conoscenze, così accadrà in futuro.

Quando arriveremo al momento in cui non ci sarà più necessità del pilota fisico, avremo comunque bisogno di chi garantisca la correttezza del percorso, la tempestività delle consegne, il ritiro delle merci… E anche se questo accadrà nella quasi totalità dei casi attraverso sofisticatissimi programmi informatici, è indiscutibile che alla gestione degli stessi ci saranno delle persone: persone con elevate competenze tecniche.

La guida avverrà da remoto e probabilmente il tecnico in questione non dovrà occuparsi soltanto di un mezzo come avviene oggi, ma dovrà tenerne sott’occhio diversi e far sì che tutto proceda alla perfezione. Un po’ come succede in una torre di controllo all'aeroporto.

Certo: l’aspetto romantico della vita on the road non sarà che un ricordo. Però diciamocelo chiaramente: già adesso, quando le condizioni di lavoro stanno diventando sempre più complicate, quel mitico senso di libertà si è pian piano smarrito per strada. O no?

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