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Questo camion non è un porcile!

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Avere cura del proprio mezzo è fondamentale, soprattutto per chi con quello ci lavora e, spesso, ci vive. Il caso del camionista è certamente il più complesso: vuoi per le enormi distanze che vengono coperte (in qualsiasi tipo di condizione ambientale), vuoi perché, spesso e volentieri, il camion diventa una vera e propria seconda casa.

Cura del proprio mezzo non significa solo monitorarne regolarmente motore, circuiti elettronici e quant'altro, ma anche tenerlo ben pulito, sia all'esterno che all'interno. Non è solo questione di “buona educazione” ovviamente, ma di imprescindibile igiene. Un luogo di lavoro pulito è indispensabile perché non si diffondano malattie, talvolta anche serie: pensiamo alle varie possibili allergie. Oggi come oggi poi la questione è di super attualità, considerando la situazione che stiamo vivendo tutti.

Il sondaggio di DKV: una piacevole scoperta!

La scorsa estate la DKV, una società di servizio che opera in tutta Europa come supporto per l'approvvigionamento in viaggio dei mezzi, ha condotto un'indagine su come i camionisti italiani trattano i loro trucks, in particolare per quanto riguarda la pulizia.

Il risultato è estremamente interessante e lusinghiero tanto che per un non addetto ai lavori è quasi sorprendente. Il 70% degli intervistati afferma che nonostante tutte le varie operazioni cui è soggetto il camion, il loro mezzo è pulito e presentabile, il 18,2 lo definisce niente meno che scintillante, mentre solo un 14,3% ammette che si potrebbe fare di meglio.

Pulizia e igiene del proprio mezzo: questioni fondamentali

Mentre un 9% degli interpellati confessa che ricorre a spazzole e strofinacci solo quando la situazione è veramente disperata, il 70% dichiara di occuparsi personalmente della pulizia dell'abitacolo almeno una volta a settimana e un 20% ritiene l'operazione sufficiente una volta al mese.

Stessa cosa per gli esterni che se non saranno scintillanti, sono molto puliti per il 75% degli intervistati: il lavaggio del camion lo si fa almeno una volta al mese. Il week end è il momento prediletto per chi decide di svolgere questa mansione a mano: rappresentato da ben il 48% del campione. Il 43% invece si affida ai lavaggi automatici, possibilmente di fiducia.

Dipendenti vs padroncini. La sorpresa

L'indagine chiude con un osservazione interessante. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i camionisti hanno più cura, in termini di pulizia soprattutto degli interni, del camion aziendale che del proprio. Detto in altri termini: i dipendenti sono, pare, più coscienziosi dei cosiddetti padroncini.

Tradotto in percentuali questo significa: 78% dei dipendenti “virtuosi” contro il 60% dei più pigri proprietari. E se proprio vogliamo dirla tutta ecco il dato più sorprendente: mentre il 3% degli intervistati appartenenti alla categoria “dipendenti” dichiara di agire solo quando la cabina rasenta l'invivibilità, la percentuale schizza ad un bel 11,8% tra i padroncini.

Il quadro resta comunque molto positivo: un segno di civiltà certo, ma anche di grande professionalità. Chapeau ai camionisti italiani!

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Autotrasportatori e corona virus: cosa non possiamo ignorare

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Eventi eccezionali richiedono misure eccezionali. Spesso impopolari, ma non per questo meno necessarie. Sappiamo tutti quanto sia pesante questa sorta di domicilio forzato per buona parte degli italiani, ma se è vero che la mia libertà finisce lì dove inizia la tua restarsene a casa è un dovere civico (e morale) imprescindibile.

Tuttavia, telelavoro a parte, ci sono categorie di persone che pur con mille problemi e limitazioni, continuano a fare il loro lavoro. Tra queste ci sono anche i camionisti. Vien da pensare che mai forse come in questi frangenti la professione dell'autotrasportatore risulti così importante, anzi vitale per l'intero Paese. La circolazione delle merci, e alludiamo ai beni di prima necessità in primis, ma non solo, è essenziale per tutta la comunità e l'intera filiera (dal produttore all'esercente che distribuisce il bene) merita il nostro plauso incondizionato.

Quanto tempo durerà questa situazione? Non ci è dato sapere. Quello che possiamo dire però è che per evitare inutili rischi e tutelare il più possibile i lavoratori, sono state stabilite delle regole che è fondamentale vadano rispettate. Per il bene di tutti. Vediamone alcune anche perché, oggi soprattutto, ripeterle non guasta.

Protocollo per il contenimento del Covid-19

Il 14 marzo scorso, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha siglato, in accordo con diverse associazioni datoriali (tra cui, giusto per citarne alcune, Confindustria, Confartigianato, Conftrasporto, Confcooperative, ecc.) un protocollo che agevolasse la regolamentazione delle norme di sicurezza atte a contrastare la diffusione del virus negli ambienti di lavoro su tutto il territorio nazionale.

Il provvedimento che riguarda il settore dei trasporti nel suo complesso, e che quindi prevede delle specificità di settore (marittimo, ferroviario, su gomma, aereo), contiene nondimeno delle norme trasversali e dunque valide per tutti. Riportiamo qui quelle che riguardano da vicino anche gli autotrasportatori:

  • obbligo di informare il personale su come utilizzare correttamente gli eventuali dispositivi di protezione individuali come tute, calzature, guanti, mascherine, ecc.
  • obbligo di sanificare e igienizzare, secondo quanto prescritto dal Ministero della Salute, locali di lavoro e mezzi di trasporto;
  • obbligo di mantenere la distanza almeno di un metro tra lavoratori; ove questo non sia possibile dotare il personale dei necessari dispositivi di protezione individuali.

Il protocollo in 4 punti essenziali

  1. Se sprovvisti di dispositivi di protezione individuale, gli autisti devono rimanere a bordo del proprio mezzo o mantenersi alla distanza di sicurezza; fatta salva questa condizione imprescindibile, le operazioni di carico/scarico, così come quella di presa/consegna dei necessari documenti, sono regolarmente consentite;
  2. è assolutamente vietato introdursi in uffici che non siano quelli della propeia azienda. Fanno eccezione i servizi igienici purché opportunamente gestiti dal personale dei luoghi di carico/scarico;
  3. nel caso in cui, pur essendo all'aperto, non possano essere rispettate per qualsiasi motivo le distanze di sicurezza fra lavoratori è obbligatorio ricorrere ai dispositivi di protezione individuale;
  4. prevedere una turnazione degli addetti alle mansioni di carico/scarico per diminuire il più possibile i contatti tra le persone e contrastare quindi le possibilità di contagio.

 

 

 

 

 

 

 

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Camionisti e CB: un linguaggio tutto loro!

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Il rapporto che i camionisti hanno con il CB (sigla che viene dall’inglese ed indica la frequenza radio cittadina, in inglese appunto Citizen Band) è da sempre particolarissimo.

Per certi versi considerabile come il primo vero social media, il CB è stato, e lo è tutt’ora per moltissimi autisti, uno strumento inseparabile. Grazie ad esso non solo si hanno aggiornamenti sul traffico della rotta che stiamo percorrendo, ma si creano amicizie, ci si scambia opinioni, insomma: ci si sente meno soli. E quando si guida per ore ed ore…

Il Baracchino non è solo pratico, ma anche sicuro!

A differenza di cellulari et similia, il CB ci consente di avere sempre lo sguardo puntato sulla strada e in termini di sicurezza la questione non è secondaria. Forse è anche questa una delle ragioni per cui, in un modo o nell’altro, il cosiddetto “baracchino” tiene botta e può sempre vantare un grandissimo numero di appassionati.

Se si desiderano informazioni rapidamente, il CB non è secondo a nessuno. Utilissimo ad esempio quando il nostro mezzo è in colonna con altri mezzi per conoscere la situazione in tempo reale: ci sono incidenti, ingorghi? C’è necessità di dover cambiare improvvisamente rotta? Insomma: qualcuno lo ha giustamente definito un “navigatore umanizzato” e la definizione ci sembra piuttosto calzante.

Un vero e proprio gergo da iniziati

Si sa: per chi non è dell'ambiente il linguaggio CB è pressoché incomprensibile e anche quando le parole sembrerebbero limpide come l’acqua, spesso il loro significato non ha nulla a che vedere con quello originale. Per divertimento, e ben consapevoli di dare qui una lista più che parziale, ne riportiamo qualcuna.

25: fidanzata
50: moglie
75: amante
Andare in buca: entrare in galleria
Ascoltone: chi ascolta, ma non interviene nella conversazione
Bassa (o colpo di bassa): telefonata
Barra pesante: camion
Barra leggera: furgone
BM: automobili
Brodo Star: Turbostar Iveco
Cambiare mutanda: cambiare carreggiata
Canarini: Guardia di Finanza
Carica batterie: pranzo o cena
Carica pupille: dormire
Dash (o DEvi Aver Fiducia): mezzi DAF
Fumo: nebbia
Grande carrettiera: autostrada
Gringhelle: ragazze
Gringhelle senza mutande: trasporto bestiame
Kappa Roger: ok
In verticale: vedersi di persona
Macchina e marmocchio: motrice e rimorchio
Puffi: Polizia
Ranocchio: mezzi Renault
Scandalo: mezzi Scania
Scarafaggi: Carabinieri
Tirare il paracadute: frenare
Trasporto stampa: trasporto giornali/stampa
Velocità di galera: velocità oltre i limiti consentiti

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Rischio a portare persone a bordo del mio autocarro?

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Si possono trasportare persone in un autocarro? E se sì quando? E a quali condizioni? Per quanto possa sembra strano, ecco una di quelle questioni che mettono in difficoltà anche gli autisti più esperti. Eppure esiste una normativa chiara in proposito che vale decisamente la pena conoscere.

Vediamo, senza pretese di esaustività, di fare un po' di ordine.

Codice della Strada: questo sconosciuto...

Di solito andare alle fonti del problema è un buon punto di partenza. Proviamo anche noi. Il nostro testo di riferimento ovviamente è, e non potrebbe essere altrimenti, il Codice della Strada. L'articolo 54 definisce così gli autocarri: “ veicoli destinati al trasporto di cose e delle persone addette all’uso o al trasporto delle cose stesse”.

Quindi, in altre parole, un autocarro è un mezzo destinato, in primis, al trasporto di materiali (e qui ci mettiamo il mondo: l'unico limite è la fantasia); e in secondo luogo, ma solo in secondo luogo, al trasporto di quelle persone che per mestiere si occupano di quelle cose (perché in grado di farle funzionare a dovere, o perché indispensabili al carico/scarico della merce), oppure, ed è il caso ovviamente più diffuso, che trasportano questi stessi oggetti.

Quindi morose, mogli, figli, parenti, amici a meno che non abbiano un preciso ruolo nell'attività di cui vi occupate in quanto conducenti, non sono ammessi. Punto. Molto semplice.

E allora chi possiamo trasportare?

Se lavoriamo per conto di una Ditta i nostri accompagnatori non possono che essere persone regolarmente assunte, quindi dipendenti né più né meno come noi. Oppure soci di società di persone o infine, adesso sì, collaboratori familiari purché in possesso di contratto di impresa famigliare. Mio figlio quindi posso trasportarlo a bordo con me se, e solo se, fa parte della stessa impresa di famiglia. Lo stesso per il coniuge.

Tutti gli altri casi vanno considerati, tranne poche eccezioni da vedere caso per caso, non a norma. Liberi di rischiare (e a volte può succedere di non avere scelta), ma sappiate che la violazione può costarvi molto cara...

Sanzioni salate e sospensione della carta di circolazione. Ne vale la pena?

L'articolo 82 del C.d.S. definisce la destinazione e l'uso dei veicoli.

Ecco cosa dice il comma 6: “Previa autorizzazione dell'ufficio della Direzione generale della M.C.T.C., gli autocarri possono essere utilizzati, in via eccezionale e temporanea, per il trasporto di persone. L'autorizzazione è rilasciata in base al nulla osta del prefetto. (...)”.

Il comma 9: “Chiunque, senza l'autorizzazione di cui al comma 6, utilizza per il trasporto di persone un veicolo destinato al trasporto di cose è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 398 a euro 1.596.”

E infine il comma 10: “Dalla violazione dei commi 8 e 9 consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della carta di circolazione da uno a sei mesi (...)”.

Sia chiaro: qui nessuno vuole certo farvi la lezione, ma a volte ci dimentichiamo delle cose più ovvie. Prendete questo articolo come un promemoria. E speriamo vi sia stato utile.

A tutti uno splendido 2020!

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Trasporto sostenibile: un obiettivo che ci riguarda tutti

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La questione relativa a trasporti e sostenibilità è quantomai d'attualità e pare che, finalmente, qualcosa di concreto si stia muovendo anche a livello comunitario (per restare in Europa).

L'obiettivo è quello di creare corridoi di trasporto transeuropei che permettano di connettere tutto il continente in modo intelligente, multimodale e senza interruzioni. Una rete, denominata TEN-T (Trans-European Transport Network), che integri in modo intelligente le varie opzioni\modalità del trasporto merci: mare, terra, aria e ferrovia.

Trasporto merci e utenti finali

Da qualche anno in qua assistiamo ad un interesse particolare da parte dell'utente finale nei confronti delle modalità di gestione dei vari beni di consumo. Dalla confezione, alla logistica, al trasporto e alla consegna (nonché alla natura degli imballi che tendono ad essere sempre più ecocompatibili).

Relativamente alle merci è evidente quanto l'intera catena non possa non essere influenzata anche dall'atteggiamento del destinatario finale che, in ultima analisi, detiene il potere d'acquisto del bene prodotto. Quanto più questo, globalmente, corrisponderà ai suoi valori/ideali tanto più questo stesso prodotto avrà chance di emergere rispetto alla concorrenza. Di qui la necessità, anche per le aziende che gestiscono la logistica e dunque i trasporti, di adeguarsi ad un trend che pare inarrestabile. Ed è un bene.

Prodigarsi per una reale sostenibilità dei trasporti significa porre al centro il benessere del cittadino non solo limitando le emissioni di gas serra e polvere sottili, ma anche implementando le barriere acustiche, per contenere il rumore che nelle città (centro di destinazione della stragrande maggioranza delle merci) è avvertito come particolarmente gravoso.

Trasporto e inquinamento

Se consideriamo che il trasporto merci a livello globale è responsabile del 25% delle emissioni di gas nocivi, ci si rende conto che una politica di contenimento dei danni è quanto mai urgente e non più procrastinabile. Tanto più che secondo alcuni osservatori, entro una trentina d'anni il trasporto merci potrebbe aumentare di un buon 70%.

Come spesso accade chi riuscirà ad attrezzarsi meglio oggi per affrontare le sfide del domani avrà più possibilità di sopravvivere, quando non prosperare, all'interno di un mercato sempre più competitivo e globalizzato.

E il trasporto su ruota?

Ad oggi la maggior parte dei trasporti merci avviene per strada: primato che durerà a lungo se non altro finché le reti ferroviarie, con relative sovrastrutture, non si saranno adeguate ai nuovi standard richiesti dal mercato.

A partire da una progressiva introduzione della conduzione elettrica, passando attraverso l'utilizzo di mezzi moderni e dunque improntati ad un netto contenimento dei gas serra, le aziende che operano nel settore della logistica hanno diverse carte da giocarsi, non necessariamente futuristiche (come l'introduzione di camion guidati da computer remoto).

Banalmente, oltre a convertire progressivamente la propria flotta verso mezzi sempre più ecocompatibili, è possibile ridurre già oggi il consumo di combustibili fossili, con quanto questo comporta, grazie a un utilizzo più consapevole dei mezzi (una delle ragioni principali dei corsi di guida economica), un ridimensionamento dei chilometri a vuoto e non ultimo arginare il più possibile i tempi di attesa di carico e scarico, vero e proprio fardello degli autotrasportatori.

Chiudiamo a tal proposito con una nota dell'Unione Europea che giriamo volentieri ai manager delle aziende di trasporto: il 20% dei trasporti internazionali e il 25% dei trasporti nazionali ha a che vedere con camion vuoti. Riuscire a gestire e contenere queste modalità significa risparmiare a beneficio di tutti: delle aziende, degli autotrasportatori, dell'ambiente e infine di tutti i cittadini. Non vi sembra abbastanza?

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Tra furti e rapine: la vita on the road del camionista

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La vita di un camionista è dura, lo sappiamo. Ma alle difficoltà del lavoro si aggiungono i rischi di essere derubati e, talvolta, addirittura sequestrati. Sono situazioni note, di cui spesso la cronaca è costretta ad occuparsi. Con una costanza quanto mai allarmante.

È del giugno scorso il caso eclatante di una banda organizzata che lavorava nel tratto Milano-Torino sull’A4, alla quale sono stati attribuiti almeno 3 furti e altrettanti, se non di più, tentativi andati a buca. Ma potremmo citarne tanti altri: gli esempi, purtroppo, non ci mancano.

2016: nasce l'Osservatorio Nazionale

Il problema, aggravatosi negli anni, ha destato da tempo la preoccupazione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza: risale al 2016 l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sui furti e le rapine in danno degli autotrasportatori il cui scopo essenziale, ricordiamo, è quello di contrastare, a tutti i livelli, il dilagare del fenomeno cui non sfugge, praticamente, nessuna regione italiana.

Al sito dell’Osservatorio è possibile scaricare un breve vademecum che ha il pregio di illustrare in modo sintetico alcune precauzioni che non dovrebbero mai essere  sottovalutate quando si è in strada. In particolare quando ci si appresta a prendersi la meritata sosta che dovrebbe avvenire, possibilmente, sempre in una zona attrezzata.

Qualche esempio tratto dal vademecum? Dalla riservatezza destinata alle informazioni relative alla tipologia di carico e alla loro destinazione; a l'accortezza di non lasciare mai incustodito il mezzo e quando ciò accade, se proprio necessario, attivare sempre i vari sistemi di allarme; dalla consultazione dell’app gratuita Geososta per individuare aree sicure con servizi dedicati e pianificare al meglio le proprie soste; all’opportunità di dotarsi dei più aggiornati sistemi di sicurezza, come l’anti-jammer.

Oggi le organizzazioni criminali sono agguerrite tanto quanto le Forze di Polizia a livello tecnologico: è una guerra senza frontiere. In questo contesto, l’anti-jammer è uno strumento utilissimo per rendere inefficaci quei dispositivi elettronici, usati dai malviventi, in grado di disturbare le frequenze GSM, radio e GPS indispensabili, grazie ai localizzatori satellitari, per rintracciare a qualsiasi latitudine il veicolo, e dunque monitorarne il percorso.

Aggionate sempre i sistemi di sicurezza!

Nonostante queste misure precauzionali, tuttavia, l’escalation di atti malavitosi nei confronti degli autotrasportatori, non accenna a diminuire. Anzi.

Secondo Viasat, azienda all’avanguardia nel settore dei sistemi di sicurezza satellitare, il 2018 è stato un anno nero, anzi nerissimo, per tutta la categoria. Stando infatti ai loro dati, furti e rapine a danno di camionisti sono saliti dai 1598 del 2017 ai 3395 dall’anno successivo, vale a dire più del doppio. Dato questo, confermato dalla stessa Polizia Stradale.

Che fare allora? A volte l’esperienza non basta. Secondo gli esperti, oggi più che mai è indispensabile avere tutti gli strumenti di sicurezza sempre aggiornati all’ultima versione perché, come abbiamo visto, le competenze tecniche dei delinquenti non vanno in nessunissimo caso sottovalutate.

Un consiglio senz’altro da seguire.

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TIR: il film di Alberto Fasulo che racconta i camionisti

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Al suo secondo film Alberto Fasulo si aggiudica il Marc'Aurelio 2013 come miglior film al Festival Internazionale del Film di Roma. "TIR", questo il titolo della pellicola, è un sincero e accorato omaggio al mondo di chi passa la propria vita perennemente on the road, sempre alla guida di un camion per le strade di tutta Europa.

Una pellicola importante, a metà strada tra il documentario e la fiction, che ha richiesto al suo autore 4 anni di preparazione e al protagonista, l'attore croato Branko Zavrsan, un'autentica esperienza come camionista. Un film dove tutto è reale, vero, dove chiunque faccia questo mestiere può riconoscere parte della propria vita.

La vita on the road dei camionisti: una vera Odissea

Al centro del film c'è il viaggio, un continuo andare e venire, uno spostarsi perenne da un luogo ad un altro in giro per tutta Europa. Protagonista di questa moderna odissea è Branko, un ex professore croato che per poter garantire alla propria famiglia un migliore tenore di vita decide di abbandonare la sua professione e diventa camionista. Assunto da una ditta italiana, presumibilmente del Nord Est, Branko è sempre al volante, da solo o in coppia e i suoi contatti con la famiglia, a migliaia di chilometri di distanza, avvengono esclusivamente per telefono. Una storia che è dunque anche fatta di solitudine, di brevi incontri, di cene e pranzi solitari, di imprevisti quasi quotidiani. Di scadenze, di orari, di tabelle di marcia da rispettare costi quel che costi. Una vita dura, fatta di sacrifici, di rinunce, ma anche di libertà: quella di essere in giro, nomade tra i nomadi.

A parte Branko, l'unico attore professionista, gli altri personaggi recitano se stessi e questo non fa che conferire ulteriore spessore a un film che sin dai primi fotogrammi cerca la verità di una situazione, di un percorso esistenziale senza mai cedere a compromessi. L'interpretazione del protagonista è semplicemente perfetta e aderisce in pieno alle esigenze del regista che ha voluto ritrarre uno spaccato il più fedele possibile alla realtà di una professione che pochi, dal di fuori, arrivano a conoscere. Il film non racconta lo stereotipo del camionista, ma l'uomo vero, l'uomo nel suo complesso all'interno del mondo del lavoro.

Niente cliché: la realtà innanzitutto

Per Fasulo sin dall'inizio è stato determinante far sì che il film desse uno spaccato reale della vita degli autotrasportatori. Da qui la scelta di chiedere a Branko di entrare a far parte sul serio di questo mondo: prima prendendo la patente per camion, poi affiancando per un paio di mesi Maki (un camionista di professione che appare anche nel film) e quindi facendosi assumere a tempo determinato presso una ditta di trasporti merci.

Quello che vediamo nel film quindi non è finzione: l'attore Branko Zavrsan non sta intepretando una parte, la sta vivendo. Tutto ciò che fa, i gesti, gli sguardi, le parole che usa sono autentiche prese in diretta di una situazione che seppur sceneggiata in alcuni punti, resta fondamentalmente lo spaccato di una professione colta nel suo farsi. E in questo il film è veramente nuovo, una sfida che che è stata vinta grazie alla collaborazione e partecipazione di tutti i partecipanti.

Tre mesi per strada, registrati quasi come un diario, senza nessun altro contatto che con la troupe (ridotta all'osso) e con gli addetti allo scarico/carico delle diverse aziende con cui Branko lavora. E la fatica si vede: sempre più marcata sul volto del protagonista, alla fine segnato dalla stanchezza.

La grande domanda del film

Alla base della pellicola c'è una grande domanda che in realtà non riguarda solo i camionisti: perché un uomo sceglie di lasciare la propria famiglia, di chiudersi dentro la cabina di un camion per 4 settimane e stare a macinare chilometri su chilometri per consegnare e ritirare merci in mezza Europa? Una questione che per Fasulo diventa un'ottima metafora per raccontare l'uomo moderno. Sempre fuori di se stesso, impossibilitato a vivere nel proprio centro perché costretto a migrare da un lavoro all'altro in una condizione di estrema precarietà. Dove la legge del denaro sembra incontrastabile, dove tutto è dovuto, dato per scontato e dove il rischio di essere rimpiazzati da chi il gioco l'accetta senza fiatare è sempre più alto.

Quanto Branko impersona nella finzione del film è comunque la fotografia di uno stato di fatto. Dall'Est arriva gente con esperienze molto diverse (cuochi, professori, contadini, camerieri) in cerca di uno stipendio migliore e questo per molti camionisti italiani ha rappresentato un problema non certo secondario. L'autotrasportatore italiano è quello infatti che ha sofferto la crisi più grave, perché ha subito comunque l'invasione della manodopera dell'Est con conseguente crollo del valore del lavoro stesso. La trasgressione alle regole, di cui le aziende spesso si fanno complici e che sono comunque documentate nel film, per Fasulo vanno imputate innanzitutto ad un sistema che pone la logica del profitto ad ogni costo come condizione necessaria per la stessa sopravvivenza. E o si gioca o si va a casa. Punto.

Un flim quindi importante, che merita di essere visto, diretto con grande e autentico rispetto. E per chi volesse vederlo in streaming... basta andare qui! Buona visione!

 

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Dual Mike: il CB che integra analogico e digitale

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Da più di 50 anni il celebre “baracchino”, noto al grande pubblico come CB è uno degli elementi più iconici con cui l'immaginario collettivo ama rappresentarsi il camionista e la sua vita randagia, sempre on the road.
La prova di quanto anche i produttori abbiano a cuore questa immagine un po' rude, ma romantica è data dall'ultima frontiera tecnologica in campo CB: il Dual Mike, prodotto dalla celebre Midland. Da oggi la distanza, limite storico (e fisico) di qualsiasi CB, non è che un ricordo. Il futuro con Dual Mike è già qui.

Il CB e la mitica frequenza dei 27 MHZ

Il fenomeno dei radioamatori nasce ufficialmente in America nel 1945: forse non tutti sanno infatti che le 2 lettere CB altro non rappresentano che le iniziali di Citizen Band, letteralmente banda cittadina, ma più correttamente traducibile con civile e oggi localizzata sui 27 MHZ. Un CB quindi non è che un ricetrasmettitore in grado di trasmettere e ricevere messaggi vocali attraverso appunto una frequenza radio.

Cominciato a diffondersi anche in Italia dopo la fine della II guerra mondiale, il CB esplode tra gli amatori a partire dal 1973, data fondamentale che segna la concessione di utilizzo della già citata frequenza dei 27 MHZ ad uso civile. Da questo momento con l'aumentare della diffusione anche la tecnologia si affina, le dimensioni e il peso si riducono e il “baracchino finalmente approda anche in macchina e, naturalmente a bordo dei camion.

Il CB non si dimostrerà solo un utilissimo strumento di lavoro, ma anche, spesso, di svago e relax. Oltre alle informazioni relative al traffico (ingorghi, incidenti, code e qualsiasi genere di imprevisto possa rappresentare un ostacolo), il camionista in viaggio vuole chiacchierare, confrontarsi, divertersi con i suoi colleghi, come lui, in strada a macinare chilometri. Ecco perché in pochissimo tempo il “baracchino” si conquisterà una posizione irremovibile all'interno di qualsiasi abitacolo e contribuirà in modo determinante ad alimentare quel senso di appartenenza ad una community per cui i camionisti vanno giustamente famosi.

I limiti fisici del CB: la copertura

Il CB installato nei mezzi pesanti presenta tuttavia un limite non indifferente: la distanza massima di copertura infatti oscilla tra i 25 e i 30 km in campo aperto, ossia senza presenza di ostacoli quali case, colline, costruzioni di vario genere, ecc. (per dovere di cronaca esistono anche notevolissime eccezioni, ma parliamo di baracchini con ben altra potenza). Sebbene tutto ciò non abbia mai compromesso l'inventiva degli utenti di tutto il mondo, riuscire a minimizzare se non a risolvere il problema è stata per decenni una specie di utopia: non esistevano fisicamente le possibilità tecniche. Oggi da utopia la questione si è tramutata in sfida.

Quando passato e futuro si incontrano

Il microfono Dual Mike ha il grande pregio di rendere due mondi apparentemente distanti e inconciliabili come analogico e digitale non solo quanto mai prossimi, ma complementari. Dual Mike infatti consente di disporre simultaneamente tanto della comunity CB quanto dello smartphone con la sua pressoché illimitata capacità di copertura: non serve cambiare apparecchio, compiere gesti che potrebbero diventare estremamente pericolosi. Tutto è a portata di click.

Il microfono, preamplificato, oltre a poter essere utilizzato per cambiare canale e rispondere al telefono, è infatti dotato di un doppio pulsante di trasmissione analogico/digitale che garantisce il mantenimento di entrambe le connessioni. Ed è qui che sta il cuore del sistema: da un lato si può trasmettere, via cavo, col CB classico, quale ad esempio l'Alan 48, dall'altro si sfrutterà la tecnologia Bluetooth tramite l'applicazione CBTalk la quale, a sua volta, è all'origine di una nuova comunity di utenti che possono così interagire in qualsiasi condizione.

Midland, la casa produttrice cui rimandiamo al sito ufficiale per ottenere maggiori dettagli sul Dual Mike, è giustamente orgogliosa dei risultati. L'apparecchio presentato in anteprima in occasione dell’European Truck Festival a Brescia (8-9 settembre scorsi) è ancora giovane e qualche dettaglio va sistemato. Ma una cosa è certa e merita il nostro applauso sincero: per la prima volta la leggendaria barriera della distanza è stata superata. La soluzione adesso c'è: ora si tratta solo di migliorarla!

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