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Cabotaggio stradale. cos'è e come funziona

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Si sente spesso parlare di cabotaggio stradale, ma anche tra gli addetti ai lavori spesso le idee sono un po' confuse. Per di più se ne coglie la connotazione negativa, ma il cabotaggio, di per sé, indica semplicemente un particolare tipo di attività.

Regolamentazione del Trasporto Internazionale

In estrema sintesi il cabotaggio indica il transito di merci tra più Paesi dell'Unione Europea. Se col mio camion devo trasportare una qualunque merce in Austria ad esempio, poiché la tratta da percorrere coinvolge due nazioni posso propriamente parlare di cabotaggio.

Un'attività quanto mai comune quindi che sembrerebbe non richiedere alcun approfondimento: fa parte della vita quotidiana di qualunque trasportatore abilitato al trasporto merci all'estero. Giusto, ma la parolina chiave diventa proprio quell'abilitato che in realtà non è che la punta di un iceberg, la cui reale profondità di fatto è insondabile.

I documenti da tenere a bordo

Il primo documento imprenscindibile è naturalmente il CMR acronimo per "Convention relative au contrat de transport international de marchandises par route", valido esclusivamente per il trasporto merci su strada, naturalmente a livello internazionale. Estesa ormai a tutti i Paesi dell'Unione Europea, la convenzione oggi comprende anche Marocco e Tunisia e alcune nazioni dell'Asia Centrale e del Medio Oriente.

Accanto al CMR il conducente deve avere con sé in cabina un documento che attesti per ogni azione di cabotaggio:

  • nome, indirizzo e firma di chi spedisce le merci, del conducente e del destinatario (avendo cura in quest'ultimo caso di evidenziare la data di consegna);
  • luogo e data di carico e scarico della marce;
  • tipologia delle merci e delle modalità di imballaggio;
  • massa lorda delle merci;
  • numero di targa del mezzo e del rimorchio, quando presente.

Quando il cabotaggio diventa illegale?

Nel caso in cui i tempi prescritti dalla documentazione di bordo non vengano rispettati si sfocia nel cosiddetto cabotaggio abusivo che è considerato, a tutti gli effetti, un reato penale.

Apriamo una piccola parentesi. Esiste un divario enorme tra Forze di Polizia e camion circolanti nel nostro Paese. Di fatto il numero di agenti è talmente esiguo che il proliferare di questa pratica, dannosa a tutti i livelli, ma soprattutto per i camionisti che lavorano in regola, e che dunque subiscono inermi una concorrenza sleale, non sarà mai contrastata abbastanza. Il famoso paga uno per tutti non solo non è giusto, ma non risolve neanche lontanamente il problema.

Cosa prevedono le sanzioni?

In caso di cabotaggio abusivo accertato, la Legge prevede una sanzione amministrativa che va dai 5000 ai 15000 euro, oltre ad un fermo del veicolo di 3 mesi che diventano 6 in caso di reiterazione del reato nel triennio successivo al primo accertamento.

Questo avviene attraverso l'esame incrociato di questi elementi:

  • assenza del CMR;
  • superamento limiti temporali per il cabotaggio;
  • discordanza tra i dati forniti dal tachigrafo e le prove documentali che devono essere esibite per attestare le operazioni di cabotaggio (come ad esempio le ricevute relative ai pedaggi autostradali);
  • assenza di prove documentali.

Per evitare fraintendimenti, riportiamo quanto precisa la circolare: l'incoerenza tra le prove documentali non attesta in modo inequivocabile una violazione della legge. Le autorità competenti hanno il dovere di accertarsi che tanto il conducente quanto il vettore non possano fornire una spiegazione plausibile dell'accaduto. Solo quando vi sia ragionevole certezza scatterà la sanzione.

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Ferie e camionisti: parliamone.

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Le ferie sono un diritto sacrosanto. Ciascun lavoratore, indipendentemente dall'ambito in cui opera, arriva a un certo punto dell'anno in cui sente la necessità quasi fisiologica di staccare la spina. Per chi come i camionisti ha spesso turni di lavoro massacranti con migliaia di chilometri da smaltire, le ferie sono indispensabili.

Le ferie: un diritto inalienabile

Ecco un ottimo punto di partenza. Le ferie sono un diritto inalienabile per qualsiasi lavoratore dipendente. Non si tratta di semplice buon senso: lo sanciscono tanto la Costituzione (e precisamente l'articolo 3), quanto il Codice Civile (articolo 2019). In sostanza è stabilito che in accordo con le esigenze dell'azienda il lavoratore ha il diritto di usufruire di un periodo di tempo “possibilmente continuativo” in cui è esonerato dalle sue mansioni professionali.

È qui sottintesa un'altra questione chiave: nel richiedere le ferie il lavoratore deve fare appello al proprio senso di responsabilità facendo in modo che la sua assenza dal servizio non crei un buco difficilmente colmabile e che rappresenterebbe un problema per l'azienda. Tema attualissimo che lambisce non solo il concetto di responsabilità, ma anche quello di libertà.

La mia libertà non può nuocere a te, non posso anteporre contro tutto e tutti la mia volontà. Devo sottostare ad alcune regole che hanno appunto il compito di permettere, e agevolare, la convivenza civile. Anche sul luogo di lavoro. Va da sé che perché questo principio sia realmente efficace deve esserci reciprocità. Come io sottostò a delle regole così devi far tu: ci limitiamo a vicenda, ma al tempo stesso entrambi possiamo godere dei nostri diritti. Anche il datore di lavoro quindi non può sottrarsi a questo obbligo che prima di essere sociale è, soprattutto, morale.

Quanti giorni di ferie mi spettano?

La legge stabilisce che al lavoratore dipendente spettino 4 settimane di ferie. Di queste 2 continuative, le altre anche a spizzichi e bocconi nell'arco dei 18 mesi successivi all'anno di maturazione.

L'annualità in cui maturano le ferie coincide con l'anno solare: dal 1° gennaio al 31 dicembre. Teniamo però presente che è il datore di lavoro a stabilire quale sia il periodo più idoneo alla richiesta ferie. Come già accennato non tutti i periodi dell'anno si equivalgono. Per una ditta di trasporti che abbia a che fare con la Grande Distribuzione ad esempio, le settimane che precedono il Natale sono tra le più roventi dell'anno. Chiedere ferie qui, a meno che non vi siano comprovati motivi di gravità (ma qui scattano in realtà altri meccanismi legati ai permessi) sarebbe un atteggiamento non solo irresponsabile, ma decisamente poco professionale.

Nelle aziende di una certa dimensione, o comunque organizzate in un certo modo, questa eventualità non si presenta quasi mai. Esiste il famoso Piano Ferie che ha proprio il compito di indicare i periodi più indicati e favorire la rotazione delle ferie tra i dipendenti.

E se mi ammalo?

La malattia, al di là della sua gravità, e purché tempestivamente segnalata al datore di lavoro non interferisce con le ferie. Che mi ammali poco prima di andare in ferie o che mi succeda proprio mentre sono in vacanza non appena il datore di lavoro ne viene informato, scatta la malattia e le ferie si bloccano.

A questo punto poter usufruire dei giorni che ci spettano e di cui non abbiamo usufruito perché in malattia, è solo questione di accordi col datore di lavoro. Posto che il lavoratore rientrerà in azienda solo a guarigione completa (considerata la durata della convalescenza come direttamente proporzionale alla gravità della malattia) si riconsidererà il piano ferie e compatibilmente con le esigenze aziendali si procederà caso per caso.

Quanto alle Festività anche queste (come le domeniche) non vengono conteggiate nelle ferie: nel calcolare i giorni che ci spettano non ne terremo conto.

Ferie o non ferie di sicuro la maggior parte di noi a Ferragosto se ne starà a casa o in vacanza, da solo o in compagnia. A tutti voi, ovunque voi siate l'augurio di una giornata spensierata!

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Camion elettrici e sostenibilità ambientale: una scommessa che ci riguarda tutti.

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I trattati di Parigi pongono degli obiettivi importanti: ridurre l'emissione di CO2 nell'aria. Molti produttori, tra cui Volvo Trucks, sono in prima linea per dare il proprio contributo attraverso la produzione di camion elettrici. Non una scelta volontaristica, ma un must a cui tutti, presto o tardi, dovranno adeguarsi. La sostenibilità ambientale, qualunque sia la ragione per cui la si persegue, sarà sempre più al centro delle preoccupazioni di aziende e nazioni: chi resterà indietro, inevitabilmente sarà destinato a perdere consenso.

Cambiamento climatico e CO2

Si sa che questo vecchio, pazzo pazzo mondo di problemi da risolvere ne ha non pochi. Tra questi uno dei più scottanti è il surriscaldamento della terra, certamente dovuto a molteplici fattori non tutti causati dall'uomo. Ma di responsabilità ne abbiamo da vendere e trovare soluzioni sostenibili è un compito ineludibile di governi, aziende, cittadini.

Il cambiamento climatico, lo sappiamo, ha certamente a che vedere con una produzione di CO2 senza precedenti nella storia. Ad emetterla non sono solo i veicoli leggeri e pesanti, ma già operare verso una riduzione del loro contributo è un ottimo punto di partenza per tutto il settore.

Le normative a riguardo nel tempo si faranno più stringenti per cui già adesso muoversi in questa direzione è una soluzione premiante: sia dal punto di vista ambientale (e dunque socio culturale) che di business. Già oggi, e non da pochissimi anni, è interdetto l'ingresso in alcune città a determinati veicoli.

I maggiori benefici di un mezzo elettrico?

Le questioni da considerare sono diverse e come spesso accade, finiscono per intrecciarsi tra loro. La riduzione di CO2 è il primo, fondamentale vantaggio che salta all'occhio. E con l'eliminazione del motore a scoppio abbiamo un secondo, fondamentale, punto di forza: l'abbassamento dell'inquinamento acustico. La silenziosità di questi veicoli rispetto a quelli diesel non è comparabile e in centri abitati, spesso muniti di regolamenti ferrei quanto ad inquinamento acustico, questo fattore risulterà sicuramente vincente.

Non solo. Data la silenziosità dei mezzi pesanti potranno modificarsi anche le modalità di lavoro: in assenza di rumore e di gas tossici prodotti dal tubo di scappamento, l'accesso alle aree urbane potrà avvenire in orari oggi impensabili: ad esempio di notte. Riformulare dunque la logistica nel suo complesso potrebbe tradursi in un beneficio tanto per i conducenti, che avrebbero a che fare con strade certamente meno congestionate, quanto per le aziende che riuscirebbero ad ottimizzare tutta una serie di mansioni legate al carico scarico delle merci. Senza contare la possibilità di accedere a zone, sempre più diffuse in un prossimo futuro, rigorosamente vietate ai veicoli diesel.

La ricarica delle batterie sarà sempre più diffusa

Ad oggi quello che manca è una catena diffusa del rifornimento. Una batteria, colme quelle del cellulare, ha una sua durata oltre la quale semplicemente non funziona. È necessario dunque provvedere ad una rete di luoghi idonei alla ricarica molto più ampia di quanto non sia oggi (del resto siamo solo all'inizio). Attualmente, fatte salve certe condizioni ambientali, tra cui vanno annoverate la tipologia del percorso e le caratteristiche di guida del conducente, un mezzo elettrico può arrivare a percorrere fino a 300 km, non poco. Il rifornimento avviene generalmente in azienda e il tragitto del camion viene studiato a tavolino per garantire la massima efficienza del mezzo.

Quando però sarà possibile, senza chissà quali variazioni dal proprio percorso, un rifornimento in itinere, cosa di per sé comunque inevitabile, la situazione cambierà. E la resa di una camion elettrico, in termini di lunga percorrenza, potrà certamente essere equiparata a quella di un attuale diesel.

Per saperne di più date un occhio qui!

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Il miglior amico di un camionista? È a quattro zampe!

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Quello del camionista è un mestiere solitario. Se il mito di vivere on the road resiste in un modo o nell'altro è perché in fondo siamo tutti un po' romantici. L'idea di una vita randagia, senza eccessivi vincoli, liberi di spostarsi in lungo e in largo per il mondo ha ancora il suo fascino.

Ma spesso la realtà è molto più prosaica e c'è chi ormai, dopo anni passati alla guida, è decisamente disincantato. Stare solo per tanto tanto tempo non è solo noioso, diventa stancante: ti rende tutto più difficile. Poco diffusa da noi, ma con un seguito sempre più notevole all'estero, l'idea di portarsi appresso un piccolo animale da compagnia è molto meno stravagante di quanto non potrebbe sembrare. E la scienza lo conferma.

Quando uno smartphone non basta.

Una delle questioni che la gente di solito ignora è quel senso di solitudine che ti prende dall'aver guidato per centinaia di chilometri, magari senza aver visto anima viva per tutta la giornata, mentre sei lontano da casa e i pensieri vanno alla famiglia, ai progetti mai realizzati, a quello che avresti potuto fare se avessi insistito di più... Piccoli, grandi momenti di sconforto che capitano a tutti, certo, ma che sono più frequenti per chi se ne sta rinchiuso in un abitacolo per ore e ore.

Quella solitudine a volte può portare a un senso di inadeguatezza, di tristezza che se tende a ripetersi con una certa frequenza, rischia di sfociare in depressione, con conseguenze, talvolta, molto serie. Radio, smartphone e diavolerie varie, di cui ormai non sappiamo più fare a meno, non sono affatto la panacea di tutti i mali: un essere umano non sarà mai sostituibile da un oggetto, per quanto sofisticato esso possa essere. Abbiamo bisogno del calore dell'altro e non c'è macchina che tenga.

Ma poiché portarsi dietro l'amico o la fidanzata o la moglie all'interno della nostra cabina non ci è permesso, possiamo almeno godere della compagnia del nostro cane. A qualche veterano questa ipotesi sembrerà assurda, ma chiunque abbia mai posseduto un cane o un gatto sa perfettamente quanto tra noi e il nostro animale si crei una relazione molto speciale. Victor Hugo, un grande scrittore francese dell'ottocento, pare avesse detto una volta: “Guardate negli occhi il vostro cane e ditemi se non vi vedete l'anima”. Ed è vero... Sarà l'anima, sarà qualcos'altro che non sappiamo definire, sarà la vita che scorre ma di certo in quello sguardo nel quale ci specchiamo, noi avvertiamo un “qualcosa” che ci dice in modo inconfutabile che l'animale davanti a noi sente, capisce, prova emozioni...

Avere il nostro animale accanto non è solo un piacere: è molto di più!

Se il cosiddetto senso comune è consapevole dell'unicità del rapporto uomo/animale domestico praticamente da sempre, la scienza che non può accontentarsi di semplici sensazioni o ipotesi non fondate, è da almeno un secolo che è giunta a conclusioni analoghe. La pet-therapy è una terapia incentrata sul rapporto tra paziente e animale; la possibilità che tra i 2 si inneschi un qualsiasi tipo di relazione, per lo più positiva, ha delle eccezionali ricadute sulla psiche del malato che recupera non solo un rapporto con il mondo esterno, ma anche un'attenzione verso un altro essere vivente che diventa un “prendersi cura di”. I benefici della terapia, ed è questo che a noi interessa sottolineare, sono comunque molto simili alle sensazioni che proviamo di norma con un animale domestico. Anche a bordo del nostro camion!

  • Non essendo mai di natura competitiva, quello con il nostro animale è un rapporto del tutto disinteressato, privo di tensioni, basato su un linguaggio per lo più non verbale, ma soprattutto empatico/emotivo. Ne deriva un benessere psicofisico che ci rende senz'altro più rilassati e sereni, anche alla guida.
  • È un antidoto contro la solitudine e quel senso di opprimente alienazione che potrebbe prenderci dopo ore e ore lontani da casa. Avere il nostro cane a fianco è portare sempre con noi un pezzo del nostro mondo: quello che più conta.

  • Uno stato psicofisico generalmente meno esposto allo stress comporta anche una pressione sanguigna nella norma, una frequenza cardiaca regolare e dunque una maggiore tranquillità.

  • L'avere il nostro amico a 4 zampe a bordo ci porta, in automatico, ad avere uno stile di guida più responsabile, più accorto: non siamo da soli dobbiamo anche pensare a chi ci sta accanto.

Durante le soste poi, prendersi cura del proprio cane ci fa sentire parte di qualcosa, di essere utili in modo immediato, di condividere dei sentimenti che certamente saranno ricambiati. Un rapporto vero con le sue regole, le sue attenzioni, i suoi momenti magari meno sereni. Ma nel caso, qualunque sia stato il motivo della “baruffa” quando ci giriamo verso il nostro cane che ci guarda con quell'aria sempre un po' triste, vagamente rassegnata, ma sempre speranzosa, dimentichiamo subito tutto.

Un'ultimissima cosa: non avrete solo un amico a bordo, ma anche il migliore e più economico antifurto in circolazione!

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Colpo di sonno: l'incubo dei camionisti.

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Non è certamente una prerogativa dei camionisti: il colpo di sonno è l'incubo per eccellenza di qualsiasi guidatore. Con una piccola differenza però: accostare un'automobile sul ciglio di una strada è molto, molto più semplice...

Quasi 1 incidente su 4 è dovuto a sonnolenza improvvisa

Le statistiche parlano, purtroppo, chiaramente: circa il 22% degli incidenti che vedono coinvolti gli autotrasportatori avvengono per il famigerato colpo di sonno. Stiamo parlando di una percentuale spaventosa: in pratica uno su quattro.

Il problema è reso ancora più drammatico dal fatto che spesso quell'attimo di sonnolenza fatale avviene all'improvviso. Anche in questo caso, come quasi sempre, l'esperienza è la nostra migliore alleata: è grazie ad essa che impariamo ad accorgerci che qualcosa non va e che è meglio correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Come detto in apertura però, trovare un'area di sosta nelle immediate vicinanze per un camionista spesso non è possibile ed è qui che intervengono le piccole strategie che ognuno, a modo suo, cerca di mettere in atto.

Quei segnali da non sottovalutare mai...

Sei lì che guidi da ore. Tutto è andato benissimo: nessun problema riscontrato. Perfino la tabella di marcia è rispettata. Alla grande: stasera si torna a casa a un'ora civile.

E poi, improvvisamente, dal nulla, parte uno sbadiglio. Poi un altro e un altro ancora. Di colpo ti rendi conto che daresti un mese di paga per schiacciare un pisolino: non c'è nulla di più importante per te in questo momento. Lì per lì non ci pensi neanche a cosa potrebbe accadere se adesso ti addormentassi, vuoi solo dormire. Poi scatta qualcosa: ti rendi conto del pericolo, cominci a spaventarti un po' e preghi Dio di arrivare al più presto a un'area di sosta per tornare a respirare.

A volte invece è la vista a sdoppiarsi, eppure lo sai per certo: è da almeno 18 ore che non tocchi un goccio di birra. I riflessi diventano più lenti, quella macchina che ti ha appena superato non l'avevi neanche vista... E ti nasce dentro la paura. La domanda che ti poni è solo una: e adesso che faccio?

A ciascun conducente la sua strategia di resistenza

Posto che nel 90% dei casi (ad essere ottimisti) non puoi fermarti, dai sfogo alla creatività. La primissima cosa che quasi tutti fanno in questi casi è aprire al massimo i finestrini, qualsiasi sia il tempo lì fuori (certo che se piove di brutto è proprio una sfiga nera...). Ci sembra a tutti la soluzione più ovvia: un bello shock termico, una bella sferzata d'aria fresca, meglio se gelata, sul viso e tutto torna a posto. Magra illusione: non funziona quasi mai.

C'è chi si mette a fare la parodia di Freddie Mercury e canta a squarciagola qualsiasi canzone gli venga in mente, mentre ti sfrecciano accanto automobilisti che buttano un occhio e fanno facce strane. Ma loro non possono capire: o canti o ti schianti!

Altri si picchiano da soli... un bel paio di schiaffi ben assestati e il sonno passa. Tra i tanti sistemi non è certo questo il peggiore: se dati con la giusta veemenza 2 sberle possono fare il loro dovere. Mangiare, bere, alzare il volume della radio, provare a chiamare qualcuno, magari un amico spiritoso...

Ma eccolo l'autogrill: non è un miraggio, lo vedi sul serio. Quasi per magia il sonno ti passa via, ma ormai ci sei. Ti fermi, fai due passi, magari ti accendi una sigaretta e di certo ti fiondi al bar a chiedere un caffè triplo. Ah, che ben... Un'ultima precauzione prima di partire: un salto in bagno e una bella sciacquata alla faccia con l'acqua più fredda che puoi. Altri 2 passi, magari un'altra cicca. Una telefonata a casa. Un messaggio su WhattsApp...

Adesso respiri. È andata bene, è passata: è ora di rimettersi in viaggio!

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I nuovi incentivi per l'acquisto di mezzi pesanti

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Buone notizie per chi decide di acquistare un nuovo mezzo pesante a basso impatto ambientale. All'interno di una più ampia logica di aiuti agli investimenti a favore delle PMI italiane, il Decreto Ministeriale del 12 maggio scorso che riguarda l'ammodernamento del parco di veicoli industriali nel settore autotrasporto merci è finalmente diventato, dal mese di agosto, decreto attuativo.

Ne riportiamo qui i punti salienti, rimandando gli interessati a consultare a questo link della Gazzetta Ufficiale il bando completo. Siete ancora in tempo!

Tempi e procedure per la presentazione della domanda

Oggetto del Decreto gli acquisti avvenuti nel biennio 2020/2021, suddivisi in 2 periodi distinti, all'interno dei quali è possibile presentare la domanda: dal 1° ottobre 2020 al 16 novembre 2020 e dal 14 maggio 2021 al 30 giugno 2021.

È ammessa per ogni impresa di autotrasporti la presentazione di un'unica domanda relativa ad uno dei 2 periodi succitati da inviare a “RAM – Logistica, Infrastrutture e Trasporti SPA”. Il procedimento relativo alle domande di ammissione ai benefici è strutturato in due fasi distinte e successive:
1. la prenotazione che avviene in base alla presentazione del contratto d'acquisto del mezzo;
2. la rendicontazione analitica dei costi del mezzo.

Le risorse finanziarie stanziate sono pari a 122.225.624 di euro equamente ripartite nei 2 periodi di incentivazione e saranno disponibili fino ad esaurimento; in entrambi i casi la graduatoria sarà definita in base all'ordine di ricevimento, quindi chi prima arriva meglio alloggia. Qualora comunque la RAM individuasse in fase istruttoria, ossia durante la disamina delle domande ricevute irregolarità non sanabili l'importo precedentemente destinato all'impresa “squalificata” verrà reso disponibile ad altre aziende in graduatoria. Il consiglio quindi è quello di inviare comunque la domanda: non si sa mai.

Possono inoltrare domanda le imprese di autotrasporto di cose per conto di terzi, nonché le strutture societarie, risultanti dall'aggregazione di dette imprese. La presentazione dell'istanza, che avrà validità di prenotazione, potrà essere inoltrata all'interno di uno dei 2 periodi incentivazione. La lista delle domande pervenute, con tanto di somme disponibili, verrà aggiornata periodicamente e sarà consultabile all'indirizzo http://www.ramspa.it/contributi-gli-investimenti-vii-edizione.

All'interno del primo periodo di incentivazione le istanze potranno essere presentate a partire dalle ore 10,00 del 1° ottobre 2020 e entro e non oltre le ore 8,00 del 16 novembre 2020 esclusivamente attraverso l'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dell'impresa, all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Per il secondo periodo, ferma restando la procedura, le date sono le seguenti: 14 maggio 2021 dalle 10,00; 30 giugno 2021 entro e non oltre le 8,00.

Pubblicazione delle domande pervenute

La RAM, pubblicherà l'elenco delle domande pervenute indipendentemente dalla regolarità formale e sostanziale delle stesse che sarà verificata successivamente. Per le domande pervenute nel primo periodo l'elenco verra' pubblicato entro la data del 1° dicembre 2020 mentre per il secondo entro il 15 luglio 2021. Il link per la consultazione delle domande pervenute verrà pubblicato sia nel sito della RAM che in quello del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Una volta inoltrata la prenotazione, i richiedenti hanno l'obbligo di inviare, entro il 30 aprile 2021 per il primo periodo e il 15 dicembre 2021, la documentazione completa relativa all'acquisto del bene. Eventuali integrazioni e/o chiarimenti potranno essere richiesti dalla RAM a cui l'azienda dovrà rispondere, tassativamente, entro 15 giorni.

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Corona virus e camionisti: perché non ce ne dimenticheremo mai

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Fatti i debiti scongiuri, l'emergenza Covid, almeno per il momento, pare essere sotto controllo. Nonostante la presenza di alcuni focolai sparsi, la vita è tornata, con una certa fatica, a un'apparente normalità. Apparente, perché ad alcune cose, mascherina fra tutte, diventata ormai l'emblema di questa pandemia, non ci si abitua proprio mai.

Tuttavia è indubbio: siamo abbastanza lontani dal lockdown da poter azzardare qualche piccolo bilancio. E a noi questo interessa: come hanno vissuto i camionisti l'emergenza? Come si sono sentiti? Più rispettati? Ignorati? Protetti? Lasciati a se stessi? Come hanno percepito il contesto intorno a loro?

L'inchiesta di DVK Euro Service. Poche, purtoppo, le sorprese

DKV Euro Service non è nuova a un certo tipo di indagine e spesso i risultati se non proprio sorprendenti sono illuminanti. Avremo modo di tornare su alcune di queste inchieste perché c'è molto su cui riflettere.

Lanciato su Facebook, tra marzo e maggio di quest'anno, il sondaggio si poneva l'obiettivo di restituire una fotografia plausibile di come il comparto degli autotrasportatori avesse affrontato la situazione e di come l'avesse vissuta al proprio interno.

Diciamo subito, e non stentiamo a crederlo, che c'è molta delusione, anche se forse il termine più corretto sarebbe disillusione. Delusione tuttavia rende di più l'idea: a fronte di un 20% costretto a interrompere il lavoro, il 70% dei partecipanti ha dichiarato senza mezze misure di aver lavorato anche più di prima. Se le persone restavano confinate in casa infatti non così le merci. E il trasporto di beni alimentari, giusto per fare un unico, ma eclatante esempio, non si è mai fermato. Con tutte le difficoltà del caso: possiamo ignorare, ad esempio, il trattamento riservato agli autisti circa l'utilizzo dei bagni? Quanti di voi si sono visti negare l'accesso ai gabinetti per ragioni di sicurezza?

Scenari da fantascienza

Tutti ricorderemo le nostre città sotto Corona virus. Paesaggi fantascientifici, lunari e deserti. L'assenza di persone per strada, il silenzio cui non siamo più abituati, un perenne senso di sospensione e la sensazione che qualcosa si fosse rotto per sempre.

Chi era in strada in quei giorni, per lavoro, ha un atteggiamento ambivalente. Da un lato un buon 30% ammette che la guida era più semplice: con un traffico così ridotto, anche il rischio di incidenti diminuiva drasticamente. E ciò è perfettamente comprensibile.

Tuttavia, più del 50% degli interpellati non nasconde un senso di disagio, di diffusa inquietudine a vedere strade, di solito così trafficate, pressoché deserte. Un dato sinistro che qualcosa era effettivamente accaduto e che non si stava scherzando.

Gli affetti: mai così lontani

Già conciliare il mestiere di camionista con una vita domestica normale è praticamente impossibile. Ma almeno di solito la certezza di fare ritorno a casa, di riabbracciare i propri cari, di ritrovarsi in famiglia era qualcosa che non si poteva mettere in dubbio. “Alla fine di questo viaggio finalmente rivedrò i miei”. Magra consolazione forse, ma se non altro realistica.

Tutto questo con il lockdown non solo non era affatto scontato, ma era minacciato da una quantità di fattori diversi. Dall'eventuale quarantena, al terrore che qualcosa potesse capitare ai familiari o agli amici più stretti a quella che le vittime potessero essere gli stessi autotrasportatori. L'angoscia di non sapere se ci si sarebbe trovati ancora a raccontarsela, a scherzare, a scambiare due chiacchiere. Partire senza sapere di ritornare. Chiedersi, veramente, per la prima volta, se ci si sarebbe mai rivisti...

Il lockdown assomigliava sempre di più a una piccola guerra contro un nemico tanto infido quanto invisibile. Sono gli stessi dati a confermarcelo: il 42% degli intervistati ha dichiarato di aver sentito moltissimo la mancanza della famiglia, mentre una percentuale non di tanto inferiore (siamo nell'ordine del 30% più o meno) confessava la paura di poter contrarre il virus, nonostante le misure di sicurezza. E anche qui: con grandi preoccupazioni per i propri familiari...

Quando cominci a chiederti se ne vale la pena...

Il dato però più sconcertante, almeno secondo noi, riguarda il modo in cui i camionisti si sono sentiti trattati. Lungi dal voler sentirsi definire eroi, quello che i conducenti si aspettavano, con sacrosanto diritto, era il rispetto. Dato dal riconoscimento che, comunque la si metta, il loro lavoro al pari di quello di molti altri costretti a confrontarsi in prima persona con il virus, non era certo tra i più semplici e indolori.

Se da un lato i giornali sembravano far la gara a chi rintracciava più salvatori della patria, la realtà percepita (e questo vale anche per la Sanità) era molto diversa. 51 persone su 100 hanno lamentato un atteggiamento di sufficienza, quando non di indifferenza nei loro confronti e un sorprendente 39% ha dichiarato senza mezzi termini di essere stato trattato ancor peggio del solito.

Bagni a parte di cui abbiamo già parlato, al danno si aggiungeva la beffa: ai camionisti si guardava con sospetto, come possibili portatori del male (dimenticando comunque che il rischio era del tutto speculare) e ben pochi si interessavano minimamente alle esigenze dei conducenti. Anzi spesso le ignoravano.

Effetto del terrore? Forse. Ma in certi casi, quando tutti più o meno sono sulla stessa barca, un minimo di solidarietà, di comprensione reciproca dovrebbe essere alla base di qualsiasi rapporto umano. Così non è stato. Ci servirà da lezione?

 

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Furto di gasolio: la sicurezza non è mai troppa

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Ormai l'abbiamo ripetuto diverse volte in questo blog: la vita del camionista non è delle più tranquille. I rischi sono molti, ma tra questi uno è particolarmente insidioso: il furto di carburante.

Per carburante intendiamo, nella quasi totalità dei casi il gasolio, ovviamente. Le ragioni di questa scelta che si è imposta praticamente ovunque sono molteplici: un motore diesel è molto più potente, caratteristica necessaria quando si devono trasportare tonnellate di merci; dura più a lungo di un suo equivalente a benzina (più cara) e a pari capacità di serbatoio può garantire, stando agli esperti, un milione circa di chilometri in più.

Considerata la tipologia di strada, del percorso e del carico un camion in media può consumare tra i 30 e i 40 litri di gasolio ogni 100 chilometri. La quantità di carburante necessaria a garantire il viaggio sarà quindi proporzionale alla distanza che si dovrà percorrere. Ma sarà comunque nell'ordine di qualche centinaio di litri, un bel bottino per i malintenzionati.

Pause e soste lunghe: i momenti più pericolosi

Il danno: il pericolo maggiore lo si corre durante le soste, siano esse per mangiare o per dormire, quindi nei sacrosanti momenti di riposo. Fino a qualche anno fa alcuni Paesi europei, tra cui l'Italia, detenevano una specie di sinistro primato quanto al rischio di furto. Oggi però la situazione appare sostanzialmente mutata e di isole felici non ce ne sono più. Quindi massima attenzione ovunque. La beffa: anche perché se il conducente non è assicurato la responsabilità del furto ricade sulle sue spalle, il che detto in altri termini significa “deve pagare di tasca sua”...

I ladri di carburante non hanno generalmente bisogno di apparecchiature da scasso troppo sofisticate per commettere il furto. Trapani e punteruoli vari possono essere sufficienti e l'operazione è tutto sommato piuttosto rapida. I costruttori non sono certo ignari del problema. Il dispositivo più utilizzato è quello anti-sifone: un bocchettone dalle dimensioni variabili fissato con 2 viti di sicurezza unidirezionali. Ma spesso non basta.

E la tecnologia? Non sta a guardare

L'informatica è sempre più presente nei sistemi antifurto. Pensiamo ai sofisticati programmi di GPS in grado di tracciare in tempo reale il percorso di un mezzo, di verificarne le prestazioni e in caso di furto di seguire passo passo il tragitto compiuto dal malvivente.

Su questo principio si basano anche alcuni sistemi innovativi per cui l'accesso al serbatoio può essere consentito solo previa autorizzazione da remoto. Che significa? Che lo stesso conducente non è in grado, se non altrimenti autorizzato, di aprire il bocchettone, il cui sblocco è gestito da un computer posto a distanza di chilometri e chilometri. Solo chi conosce le coordinate di ingresso infatti può permetterne l'apertura. Altri sistemi prevedono, sempre da remoto, la possibilità di monitorare il consumo di carburante e segnalare anomalie in tempo reale. Ad esempio se il carburante sta diminuendo troppo in fretta c'è qualcosa che non va: non necessariamente a causa di un furto, ma a pensar male, spesso...

Nessuno dei 2 esempi è comunque risolutivo. Servirebbe ben altro. Ma resta comunque un segnale importante che qualcosa anche su questo fronte si sta muovendo. Non è detto poi che il problema non possa essere del tutto risolto in un futuro neanche troppo lontano: il gasolio resta ad oggi il carburante migliore e al momento non ha reali concorrenti. Ma soluzioni alternative sono già in fase di studio avanzato e quando i costi di produzione lo consentiranno diventeranno, quasi inevitabilmente, il nuovo stato dell'arte.

Ma di questo in un prossimo articolo...

 

 

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