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Il miglior amico di un camionista? È a quattro zampe!

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Quello del camionista è un mestiere solitario. Se il mito di vivere on the road resiste in un modo o nell'altro è perché in fondo siamo tutti un po' romantici. L'idea di una vita randagia, senza eccessivi vincoli, liberi di spostarsi in lungo e in largo per il mondo ha ancora il suo fascino.

Ma spesso la realtà è molto più prosaica e c'è chi ormai, dopo anni passati alla guida, è decisamente disincantato. Stare solo per tanto tanto tempo non è solo noioso, diventa stancante: ti rende tutto più difficile. Poco diffusa da noi, ma con un seguito sempre più notevole all'estero, l'idea di portarsi appresso un piccolo animale da compagnia è molto meno stravagante di quanto non potrebbe sembrare. E la scienza lo conferma.

Quando uno smartphone non basta.

Una delle questioni che la gente di solito ignora è quel senso di solitudine che ti prende dall'aver guidato per centinaia di chilometri, magari senza aver visto anima viva per tutta la giornata, mentre sei lontano da casa e i pensieri vanno alla famiglia, ai progetti mai realizzati, a quello che avresti potuto fare se avessi insistito di più... Piccoli, grandi momenti di sconforto che capitano a tutti, certo, ma che sono più frequenti per chi se ne sta rinchiuso in un abitacolo per ore e ore.

Quella solitudine a volte può portare a un senso di inadeguatezza, di tristezza che se tende a ripetersi con una certa frequenza, rischia di sfociare in depressione, con conseguenze, talvolta, molto serie. Radio, smartphone e diavolerie varie, di cui ormai non sappiamo più fare a meno, non sono affatto la panacea di tutti i mali: un essere umano non sarà mai sostituibile da un oggetto, per quanto sofisticato esso possa essere. Abbiamo bisogno del calore dell'altro e non c'è macchina che tenga.

Ma poiché portarsi dietro l'amico o la fidanzata o la moglie all'interno della nostra cabina non ci è permesso, possiamo almeno godere della compagnia del nostro cane. A qualche veterano questa ipotesi sembrerà assurda, ma chiunque abbia mai posseduto un cane o un gatto sa perfettamente quanto tra noi e il nostro animale si crei una relazione molto speciale. Victor Hugo, un grande scrittore francese dell'ottocento, pare avesse detto una volta: “Guardate negli occhi il vostro cane e ditemi se non vi vedete l'anima”. Ed è vero... Sarà l'anima, sarà qualcos'altro che non sappiamo definire, sarà la vita che scorre ma di certo in quello sguardo nel quale ci specchiamo, noi avvertiamo un “qualcosa” che ci dice in modo inconfutabile che l'animale davanti a noi sente, capisce, prova emozioni...

Avere il nostro animale accanto non è solo un piacere: è molto di più!

Se il cosiddetto senso comune è consapevole dell'unicità del rapporto uomo/animale domestico praticamente da sempre, la scienza che non può accontentarsi di semplici sensazioni o ipotesi non fondate, è da almeno un secolo che è giunta a conclusioni analoghe. La pet-therapy è una terapia incentrata sul rapporto tra paziente e animale; la possibilità che tra i 2 si inneschi un qualsiasi tipo di relazione, per lo più positiva, ha delle eccezionali ricadute sulla psiche del malato che recupera non solo un rapporto con il mondo esterno, ma anche un'attenzione verso un altro essere vivente che diventa un “prendersi cura di”. I benefici della terapia, ed è questo che a noi interessa sottolineare, sono comunque molto simili alle sensazioni che proviamo di norma con un animale domestico. Anche a bordo del nostro camion!

  • Non essendo mai di natura competitiva, quello con il nostro animale è un rapporto del tutto disinteressato, privo di tensioni, basato su un linguaggio per lo più non verbale, ma soprattutto empatico/emotivo. Ne deriva un benessere psicofisico che ci rende senz'altro più rilassati e sereni, anche alla guida.
  • È un antidoto contro la solitudine e quel senso di opprimente alienazione che potrebbe prenderci dopo ore e ore lontani da casa. Avere il nostro cane a fianco è portare sempre con noi un pezzo del nostro mondo: quello che più conta.

  • Uno stato psicofisico generalmente meno esposto allo stress comporta anche una pressione sanguigna nella norma, una frequenza cardiaca regolare e dunque una maggiore tranquillità.

  • L'avere il nostro amico a 4 zampe a bordo ci porta, in automatico, ad avere uno stile di guida più responsabile, più accorto: non siamo da soli dobbiamo anche pensare a chi ci sta accanto.

Durante le soste poi, prendersi cura del proprio cane ci fa sentire parte di qualcosa, di essere utili in modo immediato, di condividere dei sentimenti che certamente saranno ricambiati. Un rapporto vero con le sue regole, le sue attenzioni, i suoi momenti magari meno sereni. Ma nel caso, qualunque sia stato il motivo della “baruffa” quando ci giriamo verso il nostro cane che ci guarda con quell'aria sempre un po' triste, vagamente rassegnata, ma sempre speranzosa, dimentichiamo subito tutto.

Un'ultimissima cosa: non avrete solo un amico a bordo, ma anche il migliore e più economico antifurto in circolazione!

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Colpo di sonno: l'incubo dei camionisti.

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Non è certamente una prerogativa dei camionisti: il colpo di sonno è l'incubo per eccellenza di qualsiasi guidatore. Con una piccola differenza però: accostare un'automobile sul ciglio di una strada è molto, molto più semplice...

Quasi 1 incidente su 4 è dovuto a sonnolenza improvvisa

Le statistiche parlano, purtroppo, chiaramente: circa il 22% degli incidenti che vedono coinvolti gli autotrasportatori avvengono per il famigerato colpo di sonno. Stiamo parlando di una percentuale spaventosa: in pratica uno su quattro.

Il problema è reso ancora più drammatico dal fatto che spesso quell'attimo di sonnolenza fatale avviene all'improvviso. Anche in questo caso, come quasi sempre, l'esperienza è la nostra migliore alleata: è grazie ad essa che impariamo ad accorgerci che qualcosa non va e che è meglio correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Come detto in apertura però, trovare un'area di sosta nelle immediate vicinanze per un camionista spesso non è possibile ed è qui che intervengono le piccole strategie che ognuno, a modo suo, cerca di mettere in atto.

Quei segnali da non sottovalutare mai...

Sei lì che guidi da ore. Tutto è andato benissimo: nessun problema riscontrato. Perfino la tabella di marcia è rispettata. Alla grande: stasera si torna a casa a un'ora civile.

E poi, improvvisamente, dal nulla, parte uno sbadiglio. Poi un altro e un altro ancora. Di colpo ti rendi conto che daresti un mese di paga per schiacciare un pisolino: non c'è nulla di più importante per te in questo momento. Lì per lì non ci pensi neanche a cosa potrebbe accadere se adesso ti addormentassi, vuoi solo dormire. Poi scatta qualcosa: ti rendi conto del pericolo, cominci a spaventarti un po' e preghi Dio di arrivare al più presto a un'area di sosta per tornare a respirare.

A volte invece è la vista a sdoppiarsi, eppure lo sai per certo: è da almeno 18 ore che non tocchi un goccio di birra. I riflessi diventano più lenti, quella macchina che ti ha appena superato non l'avevi neanche vista... E ti nasce dentro la paura. La domanda che ti poni è solo una: e adesso che faccio?

A ciascun conducente la sua strategia di resistenza

Posto che nel 90% dei casi (ad essere ottimisti) non puoi fermarti, dai sfogo alla creatività. La primissima cosa che quasi tutti fanno in questi casi è aprire al massimo i finestrini, qualsiasi sia il tempo lì fuori (certo che se piove di brutto è proprio una sfiga nera...). Ci sembra a tutti la soluzione più ovvia: un bello shock termico, una bella sferzata d'aria fresca, meglio se gelata, sul viso e tutto torna a posto. Magra illusione: non funziona quasi mai.

C'è chi si mette a fare la parodia di Freddie Mercury e canta a squarciagola qualsiasi canzone gli venga in mente, mentre ti sfrecciano accanto automobilisti che buttano un occhio e fanno facce strane. Ma loro non possono capire: o canti o ti schianti!

Altri si picchiano da soli... un bel paio di schiaffi ben assestati e il sonno passa. Tra i tanti sistemi non è certo questo il peggiore: se dati con la giusta veemenza 2 sberle possono fare il loro dovere. Mangiare, bere, alzare il volume della radio, provare a chiamare qualcuno, magari un amico spiritoso...

Ma eccolo l'autogrill: non è un miraggio, lo vedi sul serio. Quasi per magia il sonno ti passa via, ma ormai ci sei. Ti fermi, fai due passi, magari ti accendi una sigaretta e di certo ti fiondi al bar a chiedere un caffè triplo. Ah, che ben... Un'ultima precauzione prima di partire: un salto in bagno e una bella sciacquata alla faccia con l'acqua più fredda che puoi. Altri 2 passi, magari un'altra cicca. Una telefonata a casa. Un messaggio su WhattsApp...

Adesso respiri. È andata bene, è passata: è ora di rimettersi in viaggio!

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I nuovi incentivi per l'acquisto di mezzi pesanti

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Buone notizie per chi decide di acquistare un nuovo mezzo pesante a basso impatto ambientale. All'interno di una più ampia logica di aiuti agli investimenti a favore delle PMI italiane, il Decreto Ministeriale del 12 maggio scorso che riguarda l'ammodernamento del parco di veicoli industriali nel settore autotrasporto merci è finalmente diventato, dal mese di agosto, decreto attuativo.

Ne riportiamo qui i punti salienti, rimandando gli interessati a consultare a questo link della Gazzetta Ufficiale il bando completo. Siete ancora in tempo!

Tempi e procedure per la presentazione della domanda

Oggetto del Decreto gli acquisti avvenuti nel biennio 2020/2021, suddivisi in 2 periodi distinti, all'interno dei quali è possibile presentare la domanda: dal 1° ottobre 2020 al 16 novembre 2020 e dal 14 maggio 2021 al 30 giugno 2021.

È ammessa per ogni impresa di autotrasporti la presentazione di un'unica domanda relativa ad uno dei 2 periodi succitati da inviare a “RAM – Logistica, Infrastrutture e Trasporti SPA”. Il procedimento relativo alle domande di ammissione ai benefici è strutturato in due fasi distinte e successive:
1. la prenotazione che avviene in base alla presentazione del contratto d'acquisto del mezzo;
2. la rendicontazione analitica dei costi del mezzo.

Le risorse finanziarie stanziate sono pari a 122.225.624 di euro equamente ripartite nei 2 periodi di incentivazione e saranno disponibili fino ad esaurimento; in entrambi i casi la graduatoria sarà definita in base all'ordine di ricevimento, quindi chi prima arriva meglio alloggia. Qualora comunque la RAM individuasse in fase istruttoria, ossia durante la disamina delle domande ricevute irregolarità non sanabili l'importo precedentemente destinato all'impresa “squalificata” verrà reso disponibile ad altre aziende in graduatoria. Il consiglio quindi è quello di inviare comunque la domanda: non si sa mai.

Possono inoltrare domanda le imprese di autotrasporto di cose per conto di terzi, nonché le strutture societarie, risultanti dall'aggregazione di dette imprese. La presentazione dell'istanza, che avrà validità di prenotazione, potrà essere inoltrata all'interno di uno dei 2 periodi incentivazione. La lista delle domande pervenute, con tanto di somme disponibili, verrà aggiornata periodicamente e sarà consultabile all'indirizzo http://www.ramspa.it/contributi-gli-investimenti-vii-edizione.

All'interno del primo periodo di incentivazione le istanze potranno essere presentate a partire dalle ore 10,00 del 1° ottobre 2020 e entro e non oltre le ore 8,00 del 16 novembre 2020 esclusivamente attraverso l'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dell'impresa, all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Per il secondo periodo, ferma restando la procedura, le date sono le seguenti: 14 maggio 2021 dalle 10,00; 30 giugno 2021 entro e non oltre le 8,00.

Pubblicazione delle domande pervenute

La RAM, pubblicherà l'elenco delle domande pervenute indipendentemente dalla regolarità formale e sostanziale delle stesse che sarà verificata successivamente. Per le domande pervenute nel primo periodo l'elenco verra' pubblicato entro la data del 1° dicembre 2020 mentre per il secondo entro il 15 luglio 2021. Il link per la consultazione delle domande pervenute verrà pubblicato sia nel sito della RAM che in quello del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Una volta inoltrata la prenotazione, i richiedenti hanno l'obbligo di inviare, entro il 30 aprile 2021 per il primo periodo e il 15 dicembre 2021, la documentazione completa relativa all'acquisto del bene. Eventuali integrazioni e/o chiarimenti potranno essere richiesti dalla RAM a cui l'azienda dovrà rispondere, tassativamente, entro 15 giorni.

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Corona virus e camionisti: perché non ce ne dimenticheremo mai

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Fatti i debiti scongiuri, l'emergenza Covid, almeno per il momento, pare essere sotto controllo. Nonostante la presenza di alcuni focolai sparsi, la vita è tornata, con una certa fatica, a un'apparente normalità. Apparente, perché ad alcune cose, mascherina fra tutte, diventata ormai l'emblema di questa pandemia, non ci si abitua proprio mai.

Tuttavia è indubbio: siamo abbastanza lontani dal lockdown da poter azzardare qualche piccolo bilancio. E a noi questo interessa: come hanno vissuto i camionisti l'emergenza? Come si sono sentiti? Più rispettati? Ignorati? Protetti? Lasciati a se stessi? Come hanno percepito il contesto intorno a loro?

L'inchiesta di DVK Euro Service. Poche, purtoppo, le sorprese

DKV Euro Service non è nuova a un certo tipo di indagine e spesso i risultati se non proprio sorprendenti sono illuminanti. Avremo modo di tornare su alcune di queste inchieste perché c'è molto su cui riflettere.

Lanciato su Facebook, tra marzo e maggio di quest'anno, il sondaggio si poneva l'obiettivo di restituire una fotografia plausibile di come il comparto degli autotrasportatori avesse affrontato la situazione e di come l'avesse vissuta al proprio interno.

Diciamo subito, e non stentiamo a crederlo, che c'è molta delusione, anche se forse il termine più corretto sarebbe disillusione. Delusione tuttavia rende di più l'idea: a fronte di un 20% costretto a interrompere il lavoro, il 70% dei partecipanti ha dichiarato senza mezze misure di aver lavorato anche più di prima. Se le persone restavano confinate in casa infatti non così le merci. E il trasporto di beni alimentari, giusto per fare un unico, ma eclatante esempio, non si è mai fermato. Con tutte le difficoltà del caso: possiamo ignorare, ad esempio, il trattamento riservato agli autisti circa l'utilizzo dei bagni? Quanti di voi si sono visti negare l'accesso ai gabinetti per ragioni di sicurezza?

Scenari da fantascienza

Tutti ricorderemo le nostre città sotto Corona virus. Paesaggi fantascientifici, lunari e deserti. L'assenza di persone per strada, il silenzio cui non siamo più abituati, un perenne senso di sospensione e la sensazione che qualcosa si fosse rotto per sempre.

Chi era in strada in quei giorni, per lavoro, ha un atteggiamento ambivalente. Da un lato un buon 30% ammette che la guida era più semplice: con un traffico così ridotto, anche il rischio di incidenti diminuiva drasticamente. E ciò è perfettamente comprensibile.

Tuttavia, più del 50% degli interpellati non nasconde un senso di disagio, di diffusa inquietudine a vedere strade, di solito così trafficate, pressoché deserte. Un dato sinistro che qualcosa era effettivamente accaduto e che non si stava scherzando.

Gli affetti: mai così lontani

Già conciliare il mestiere di camionista con una vita domestica normale è praticamente impossibile. Ma almeno di solito la certezza di fare ritorno a casa, di riabbracciare i propri cari, di ritrovarsi in famiglia era qualcosa che non si poteva mettere in dubbio. “Alla fine di questo viaggio finalmente rivedrò i miei”. Magra consolazione forse, ma se non altro realistica.

Tutto questo con il lockdown non solo non era affatto scontato, ma era minacciato da una quantità di fattori diversi. Dall'eventuale quarantena, al terrore che qualcosa potesse capitare ai familiari o agli amici più stretti a quella che le vittime potessero essere gli stessi autotrasportatori. L'angoscia di non sapere se ci si sarebbe trovati ancora a raccontarsela, a scherzare, a scambiare due chiacchiere. Partire senza sapere di ritornare. Chiedersi, veramente, per la prima volta, se ci si sarebbe mai rivisti...

Il lockdown assomigliava sempre di più a una piccola guerra contro un nemico tanto infido quanto invisibile. Sono gli stessi dati a confermarcelo: il 42% degli intervistati ha dichiarato di aver sentito moltissimo la mancanza della famiglia, mentre una percentuale non di tanto inferiore (siamo nell'ordine del 30% più o meno) confessava la paura di poter contrarre il virus, nonostante le misure di sicurezza. E anche qui: con grandi preoccupazioni per i propri familiari...

Quando cominci a chiederti se ne vale la pena...

Il dato però più sconcertante, almeno secondo noi, riguarda il modo in cui i camionisti si sono sentiti trattati. Lungi dal voler sentirsi definire eroi, quello che i conducenti si aspettavano, con sacrosanto diritto, era il rispetto. Dato dal riconoscimento che, comunque la si metta, il loro lavoro al pari di quello di molti altri costretti a confrontarsi in prima persona con il virus, non era certo tra i più semplici e indolori.

Se da un lato i giornali sembravano far la gara a chi rintracciava più salvatori della patria, la realtà percepita (e questo vale anche per la Sanità) era molto diversa. 51 persone su 100 hanno lamentato un atteggiamento di sufficienza, quando non di indifferenza nei loro confronti e un sorprendente 39% ha dichiarato senza mezzi termini di essere stato trattato ancor peggio del solito.

Bagni a parte di cui abbiamo già parlato, al danno si aggiungeva la beffa: ai camionisti si guardava con sospetto, come possibili portatori del male (dimenticando comunque che il rischio era del tutto speculare) e ben pochi si interessavano minimamente alle esigenze dei conducenti. Anzi spesso le ignoravano.

Effetto del terrore? Forse. Ma in certi casi, quando tutti più o meno sono sulla stessa barca, un minimo di solidarietà, di comprensione reciproca dovrebbe essere alla base di qualsiasi rapporto umano. Così non è stato. Ci servirà da lezione?

 

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Furto di gasolio: la sicurezza non è mai troppa

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Ormai l'abbiamo ripetuto diverse volte in questo blog: la vita del camionista non è delle più tranquille. I rischi sono molti, ma tra questi uno è particolarmente insidioso: il furto di carburante.

Per carburante intendiamo, nella quasi totalità dei casi il gasolio, ovviamente. Le ragioni di questa scelta che si è imposta praticamente ovunque sono molteplici: un motore diesel è molto più potente, caratteristica necessaria quando si devono trasportare tonnellate di merci; dura più a lungo di un suo equivalente a benzina (più cara) e a pari capacità di serbatoio può garantire, stando agli esperti, un milione circa di chilometri in più.

Considerata la tipologia di strada, del percorso e del carico un camion in media può consumare tra i 30 e i 40 litri di gasolio ogni 100 chilometri. La quantità di carburante necessaria a garantire il viaggio sarà quindi proporzionale alla distanza che si dovrà percorrere. Ma sarà comunque nell'ordine di qualche centinaio di litri, un bel bottino per i malintenzionati.

Pause e soste lunghe: i momenti più pericolosi

Il danno: il pericolo maggiore lo si corre durante le soste, siano esse per mangiare o per dormire, quindi nei sacrosanti momenti di riposo. Fino a qualche anno fa alcuni Paesi europei, tra cui l'Italia, detenevano una specie di sinistro primato quanto al rischio di furto. Oggi però la situazione appare sostanzialmente mutata e di isole felici non ce ne sono più. Quindi massima attenzione ovunque. La beffa: anche perché se il conducente non è assicurato la responsabilità del furto ricade sulle sue spalle, il che detto in altri termini significa “deve pagare di tasca sua”...

I ladri di carburante non hanno generalmente bisogno di apparecchiature da scasso troppo sofisticate per commettere il furto. Trapani e punteruoli vari possono essere sufficienti e l'operazione è tutto sommato piuttosto rapida. I costruttori non sono certo ignari del problema. Il dispositivo più utilizzato è quello anti-sifone: un bocchettone dalle dimensioni variabili fissato con 2 viti di sicurezza unidirezionali. Ma spesso non basta.

E la tecnologia? Non sta a guardare

L'informatica è sempre più presente nei sistemi antifurto. Pensiamo ai sofisticati programmi di GPS in grado di tracciare in tempo reale il percorso di un mezzo, di verificarne le prestazioni e in caso di furto di seguire passo passo il tragitto compiuto dal malvivente.

Su questo principio si basano anche alcuni sistemi innovativi per cui l'accesso al serbatoio può essere consentito solo previa autorizzazione da remoto. Che significa? Che lo stesso conducente non è in grado, se non altrimenti autorizzato, di aprire il bocchettone, il cui sblocco è gestito da un computer posto a distanza di chilometri e chilometri. Solo chi conosce le coordinate di ingresso infatti può permetterne l'apertura. Altri sistemi prevedono, sempre da remoto, la possibilità di monitorare il consumo di carburante e segnalare anomalie in tempo reale. Ad esempio se il carburante sta diminuendo troppo in fretta c'è qualcosa che non va: non necessariamente a causa di un furto, ma a pensar male, spesso...

Nessuno dei 2 esempi è comunque risolutivo. Servirebbe ben altro. Ma resta comunque un segnale importante che qualcosa anche su questo fronte si sta muovendo. Non è detto poi che il problema non possa essere del tutto risolto in un futuro neanche troppo lontano: il gasolio resta ad oggi il carburante migliore e al momento non ha reali concorrenti. Ma soluzioni alternative sono già in fase di studio avanzato e quando i costi di produzione lo consentiranno diventeranno, quasi inevitabilmente, il nuovo stato dell'arte.

Ma di questo in un prossimo articolo...

 

 

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Giovani camionisti cercasi. Ma a quale prezzo?

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Giovani e camionisti: un binomio che pare non funzionare affatto. Il cambio generazionale infatti non c'è: anche nel mondo dell'autotrasporto l'Italia è un Paese che invecchia. I giovani non vogliono mettersi alla guida, nonostante la crisi e nonostante l'offerta sia destinata a crescere nei prossimi anni. Mettiamo da parte la questione Corona virus che certo non contribuirà a migliorare le cose e proviamo a tracciare un quadro della situazione. Quanto conviene diventare camionista?

Stress, salari inadeguati, concorrenza sleale. Ma chi me lo fa fare?

Sebbene rispetto al passato, il mestiere del camionista sia fisicamente meno faticoso (pensiamo all'enorme rivoluzione del selvosterzo), ciò non toglie che questa resti una delle professioni più stressanti in assoluto con un riscontro economico del tutto inadeguato. Vero: tra straordinari e incentivi dalla paga base di 1700/1800 euro al mese si può arrivare a sfiorare i 2500, ma a quale prezzo?

Le ore alla guida non esauriscono la giornata tipo di un camionista: ci sono le operazioni di carico e scarico; le ore di sosta obbligatoria; le attese spesso interminabili che producono effetti di ritardi a catena e quindi aumentano lo stress e il senso di inadeguatezza a un lavoro sempre più massacrante.

A questo aggiungiamo una mole di traffico che rispetto a 20 anni fa è molto cresciuto con tutte le conseguenze del caso: strade poco sicure; automobilisti della domenica che si lanciano in manovre assurde (inneschi in corsia; sorpassi al limite della follia; incapacità di calcolare i rischi, ecc.); mancanza di infrastrutture sia quando il camion è in viaggio che quando è in sosta.

Concorrenza spesso sleale dai Paesi dell'Est (sia chiaro: non stiamo incolpando nessuno, men che meno chi si spacca in 4 per portare a casa uno stipendio; ma è il sistema in generale che nel caso specifico non funziona); conseguente adattamento al ribasso nel tentativo di arginare costi e salvare capra e cavoli e chi ci sta bene, altrimenti “quella è la porta!”.

Aggiungiamoci le giornate fuori casa che spesso diventano una settimana e, per chi segue le rotte internazionali, a volte ben più di una.

Si fa presto a parlare di giovani camionisti. Parliamo di costi?

Una volta tutto questo aveva un alone leggendario: una vita diversa, di certo più simile a quella di un cow-boy che a quella di un impiegato di banca. Una vita avventurosa, una vita on the road. Chi la sceglieva sapeva che avrebbe rinunciato a certe comodità, spesso a una vita affettiva stabile, ma allo stesso modo sapeva di aver fatto una scelta, una scelta che lo ripagava.

Oggi questo non accade. O per lo meno: quel senso dell'avventura, di libertà non pare esercitare questo gran fascino tra i più giovani. Non a queste condizioni almeno.

E naturalmente non possiamo tacere dei costi che un giovane si trova ad affrontare. Nonostante gli incentivi governativi, i costi per conseguire la patente C e D, poi la E e la CQC sono altissimi per un ingresso nella professione: parliamo di almeno 5000 euro, senza parlare dei vari rinnovi ogni 5 anni. A queste condizioni scegliere diventa difficile e se quello che un giovane cerca è un lavoro stabile, di sicuro c'è molto altro a costi d'ingresso pressoché pari a zero.

Ammesso e non concesso, si capisce, che infine lo trovi un lavoro stabile...

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Questo camion non è un porcile!

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Avere cura del proprio mezzo è fondamentale, soprattutto per chi con quello ci lavora e, spesso, ci vive. Il caso del camionista è certamente il più complesso: vuoi per le enormi distanze che vengono coperte (in qualsiasi tipo di condizione ambientale), vuoi perché, spesso e volentieri, il camion diventa una vera e propria seconda casa.

Cura del proprio mezzo non significa solo monitorarne regolarmente motore, circuiti elettronici e quant'altro, ma anche tenerlo ben pulito, sia all'esterno che all'interno. Non è solo questione di “buona educazione” ovviamente, ma di imprescindibile igiene. Un luogo di lavoro pulito è indispensabile perché non si diffondano malattie, talvolta anche serie: pensiamo alle varie possibili allergie. Oggi come oggi poi la questione è di super attualità, considerando la situazione che stiamo vivendo tutti.

Il sondaggio di DKV: una piacevole scoperta!

La scorsa estate la DKV, una società di servizio che opera in tutta Europa come supporto per l'approvvigionamento in viaggio dei mezzi, ha condotto un'indagine su come i camionisti italiani trattano i loro trucks, in particolare per quanto riguarda la pulizia.

Il risultato è estremamente interessante e lusinghiero tanto che per un non addetto ai lavori è quasi sorprendente. Il 70% degli intervistati afferma che nonostante tutte le varie operazioni cui è soggetto il camion, il loro mezzo è pulito e presentabile, il 18,2 lo definisce niente meno che scintillante, mentre solo un 14,3% ammette che si potrebbe fare di meglio.

Pulizia e igiene del proprio mezzo: questioni fondamentali

Mentre un 9% degli interpellati confessa che ricorre a spazzole e strofinacci solo quando la situazione è veramente disperata, il 70% dichiara di occuparsi personalmente della pulizia dell'abitacolo almeno una volta a settimana e un 20% ritiene l'operazione sufficiente una volta al mese.

Stessa cosa per gli esterni che se non saranno scintillanti, sono molto puliti per il 75% degli intervistati: il lavaggio del camion lo si fa almeno una volta al mese. Il week end è il momento prediletto per chi decide di svolgere questa mansione a mano: rappresentato da ben il 48% del campione. Il 43% invece si affida ai lavaggi automatici, possibilmente di fiducia.

Dipendenti vs padroncini. La sorpresa

L'indagine chiude con un osservazione interessante. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i camionisti hanno più cura, in termini di pulizia soprattutto degli interni, del camion aziendale che del proprio. Detto in altri termini: i dipendenti sono, pare, più coscienziosi dei cosiddetti padroncini.

Tradotto in percentuali questo significa: 78% dei dipendenti “virtuosi” contro il 60% dei più pigri proprietari. E se proprio vogliamo dirla tutta ecco il dato più sorprendente: mentre il 3% degli intervistati appartenenti alla categoria “dipendenti” dichiara di agire solo quando la cabina rasenta l'invivibilità, la percentuale schizza ad un bel 11,8% tra i padroncini.

Il quadro resta comunque molto positivo: un segno di civiltà certo, ma anche di grande professionalità. Chapeau ai camionisti italiani!

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Autotrasportatori e corona virus: cosa non possiamo ignorare

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Eventi eccezionali richiedono misure eccezionali. Spesso impopolari, ma non per questo meno necessarie. Sappiamo tutti quanto sia pesante questa sorta di domicilio forzato per buona parte degli italiani, ma se è vero che la mia libertà finisce lì dove inizia la tua restarsene a casa è un dovere civico (e morale) imprescindibile.

Tuttavia, telelavoro a parte, ci sono categorie di persone che pur con mille problemi e limitazioni, continuano a fare il loro lavoro. Tra queste ci sono anche i camionisti. Vien da pensare che mai forse come in questi frangenti la professione dell'autotrasportatore risulti così importante, anzi vitale per l'intero Paese. La circolazione delle merci, e alludiamo ai beni di prima necessità in primis, ma non solo, è essenziale per tutta la comunità e l'intera filiera (dal produttore all'esercente che distribuisce il bene) merita il nostro plauso incondizionato.

Quanto tempo durerà questa situazione? Non ci è dato sapere. Quello che possiamo dire però è che per evitare inutili rischi e tutelare il più possibile i lavoratori, sono state stabilite delle regole che è fondamentale vadano rispettate. Per il bene di tutti. Vediamone alcune anche perché, oggi soprattutto, ripeterle non guasta.

Protocollo per il contenimento del Covid-19

Il 14 marzo scorso, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha siglato, in accordo con diverse associazioni datoriali (tra cui, giusto per citarne alcune, Confindustria, Confartigianato, Conftrasporto, Confcooperative, ecc.) un protocollo che agevolasse la regolamentazione delle norme di sicurezza atte a contrastare la diffusione del virus negli ambienti di lavoro su tutto il territorio nazionale.

Il provvedimento che riguarda il settore dei trasporti nel suo complesso, e che quindi prevede delle specificità di settore (marittimo, ferroviario, su gomma, aereo), contiene nondimeno delle norme trasversali e dunque valide per tutti. Riportiamo qui quelle che riguardano da vicino anche gli autotrasportatori:

  • obbligo di informare il personale su come utilizzare correttamente gli eventuali dispositivi di protezione individuali come tute, calzature, guanti, mascherine, ecc.
  • obbligo di sanificare e igienizzare, secondo quanto prescritto dal Ministero della Salute, locali di lavoro e mezzi di trasporto;
  • obbligo di mantenere la distanza almeno di un metro tra lavoratori; ove questo non sia possibile dotare il personale dei necessari dispositivi di protezione individuali.

Il protocollo in 4 punti essenziali

  1. Se sprovvisti di dispositivi di protezione individuale, gli autisti devono rimanere a bordo del proprio mezzo o mantenersi alla distanza di sicurezza; fatta salva questa condizione imprescindibile, le operazioni di carico/scarico, così come quella di presa/consegna dei necessari documenti, sono regolarmente consentite;
  2. è assolutamente vietato introdursi in uffici che non siano quelli della propeia azienda. Fanno eccezione i servizi igienici purché opportunamente gestiti dal personale dei luoghi di carico/scarico;
  3. nel caso in cui, pur essendo all'aperto, non possano essere rispettate per qualsiasi motivo le distanze di sicurezza fra lavoratori è obbligatorio ricorrere ai dispositivi di protezione individuale;
  4. prevedere una turnazione degli addetti alle mansioni di carico/scarico per diminuire il più possibile i contatti tra le persone e contrastare quindi le possibilità di contagio.

 

 

 

 

 

 

 

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